sabato 27 dicembre 2025

Spoiler Divini (4): Elia nel Duomo di Siena; come le storie popolari ci hanno sempre spiegato la Bibbia; un cammino di trasformazione interiore attraverso le tarsie

Quarta parte

Pavimento_di_siena,_esagono,_sacrificio_dei_sacerdoti_di_baal_(beccafumi)


Proseguiamo il nostro cammino all'interno del grande esagono nel pavimento del Duomo di Siena.
Se sei interessato a leggere le puntate precedenti cerca indietro nella mia bacheca o digita hashtag #tarsieduomosiena2526 per trovare tutti i post di questa serie. Dovrebbe funzionare.

Il pavimento del Duomo di Siena non è un semplice apparato decorativo: è una vera e propria mappa di salvezza dell’anima. Intarsiato nel marmo, parla a ciascuno di noi come un itinerario iniziatico, guidando il fedele verso l’altare attraverso narrazioni archetipiche.

Diciamocelo: per molti la Bibbia ha lo stesso fascino di un manuale di istruzioni scritto in aramaico. Eppure, tra le sue pagine si nascondono trame che anticipano storie popolari famose a tutti.

Eccoci quindi di nuovo davanti al grande esagono del pavimento del Duomo di Siena, collocato lungo il percorso che conduce all’altare, sotto la cupola, e alle storie del profeta Elia, profondamente in sintonia con il tempo dell’Avvento.

Ma le sue vicende, se lette con gli “occhiali giusti”, rivelano codici universali che Hollywood ricicla da sempre. Non si tratta di “fantasy”: questi indizi sono letteralmente scolpiti nel pavimento del Duomo di Siena.

La mia tesi è che tali narrazioni possiedano una struttura così primordiale , archetipica, da riecheggiare incessantemente nei secoli, riaffiorando nelle fiabe popolari e persino nei racconti moderni. Storie appartenenti a contesti culturali diversissimi, ma che riflettono tutte una medesima verità fondamentale. Procediamo dunque con i racconti di oggi.

Questa sezione del pavimento non è una semplice decorazione, ma una potente narrazione visiva che traduce in pietra il drammatico scontro tra il profeta Elia e il re idolatra Acab, come descritto nel primo libro dei Re. Le scene iniziali, in particolare i tre incontri che danno avvio alla vicenda, sono orchestrate con superba abilità registica. Esse non si limitano a illustrare il testo biblico, ma preparano sapientemente il terreno per il tema centrale dell'intera opera: la prova definitiva della fede, manifestata attraverso il potere del sacrificio divino.

L’Urlo nel Silenzio: Il Dramma del Sacrificio Fallito di Beccafumi nel Duomo di Siena

La scena trae origine dal capitolo 18 del Primo Libro dei Re e segue la proposta di sfida lanciata dal profeta Elia: un duplice sacrificio per determinare, attraverso il fuoco divino, chi sia il vero Dio. Beccafumi immerge lo spettatore in un’atmosfera sospesa tra l'orrore e la tensione. Al centro della composizione si erge un altare "muto e inerte", attorno al quale si dispongono i quattrocentocinquanta sacerdoti di Baal in preda alla disperazione.

Mentre Elia li schernisce suggerendo che il loro dio possa essere addormentato o in viaggio, i sacerdoti entrano in un vero e proprio "furore profetico". L'artista senese rende visibile questa frenesia attraverso figure piegate in pose scomposte, impegnate in danze sfrenate e ferimenti inconsulti. Per tutto il giorno, invocano invano una risposta, arrivando a tagliarsi con spade e lance fino a grondare sangue, seguendo il loro costume rituale. La composizione contrappone la solenne monumentalità di alcune figure alla concitazione violenta di altre, sottolineando visivamente l’inutilità dei loro riti idolatrici.

Al di là del dato letterale, l'immagine è densa di significati spirituali che elevano il racconto a insegnamento spirituale universale. Essa rappresenta, prima di tutto, la vittoria della verità divina sull’inganno e sull'errore. Il fallimento dei sacerdoti non è solo un evento rituale, ma simboleggia l'impotenza dell'idolatria e la vacuità di chi disperde le proprie energie in false certezze.

In un senso più ampio, l’opera illustra un percorso di illuminazione spirituale: il sacrificio fallito anticipa la purificazione del popolo che avverrà attraverso la luce della vera fede. Beccafumi enfatizza questo concetto inserendo sullo sfondo una luminosità diffusa e piante rinverdite, simboli di speranza e rinnovamento che contrastano con il "nulla" del culto idolatrico. Inoltre, l'uso del termine "pseudopropheta" (falso profeta) nelle iscrizioni correlate suggerisce una coordinata ideologica precisa: la difesa dell'ortodossia contro le insidie delle eresie, che minacciano la vera religione come i sacerdoti di Baal minacciavano la fede d'Israele.

L'altare di Baal descritto da Beccafumi è come una scenografia teatrale maestosa ma priva di attori: per quanto il pubblico (i sacerdoti) urli e si agiti per far iniziare lo spettacolo, il sipario non si alzerà mai perché dietro non c'è alcuna realtà vivente, ma solo il vuoto di un'illusione. 

Questo potente concetto — il crollo della menzogna di fronte alla verità — trova una risonanza profonda nelle strutture delle fiabe classiche e delle storie popolari, dove l'inganno viene sistematicamente smascherato, nelle quali è comune il motivo dell'illusionista o dello stregone che fallisce nel dimostrare la propria potenza nel momento del bisogno. Questo fallimento è il parallelo esatto del "dio muto" di Baal: quando la vera prova arriva, il falso potere crolla, permettendo alla giustizia e alla verità di emergere attraverso un protettore divino o un eroe.


L'Epifania del Fuoco: Il Sacrificio di Elia nel Duomo di Siena

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La seconda scena si svolge in un’atmosfera di concitato stupore e intensa ammirazione. Dopo il fallimento dei profeti di Baal, Elia prepara il suo altare utilizzando dodici pietre, simbolo delle tribù dei figli di Giacobbe. Per dimostrare l'irresistibile potenza divina, il profeta ordina di versare per tre volte abbondante acqua sopra l'olocausto e la legna, fino a riempire il canale scavato intorno all'altare.

Al culmine della preghiera di Elia, avviene il prodigio: il fuoco del Signore scende dal cielo. Beccafumi immortala l’istante esatto in cui la fiammata divina consuma non solo la vittima, ma anche la legna, le pietre, la terra e prosciuga l'acqua del canale. La composizione spaziale è magistrale: in uno scenario scosceso, segnato da forti contrasti di luce e ombra, il senso di movimento è reso dalle figure dei due servi stramazzati a terra con le anfore rovesciate, i cui corpi richiamano la monumentalità michelangiolesca.

A un livello più profondo, l'immagine trascende la cronaca biblica per farsi veicolo di significati trascendenti. La didascalia che accompagna l'opera celebra l’epifania divina descrivendo il fuoco come "ignis celitus missus" (fuoco mandato dal cielo). Questo termine, nell'esegesi cristiana, non indica solo un fenomeno fisico, ma è una metafora dello Spirito Santo che scende per illuminare la realtà spirituale.

Il sacrificio di Elia è come un faro improvviso che squarcia una notte di nebbia: non ha bisogno di gridare per dimostrare la sua presenza; la sua sola luce annulla l'oscurità e rende visibile la via che prima era nascosta dal dubbio.

Il sacrificio di Elia assume una valenza tipologica fondamentale: il profeta è considerato una "figura dello stesso Cristo". In questo senso, il fuoco che discende sull'altare rappresenta il trionfo della Verità sull'errore e dell'ortodossia sull'eresia. Mentre i sacerdoti di Baal restano "muti e inerti" nel loro vuoto rituale, Elia manifesta la presenza del "Dio vivente", prefigurando la vittoria definitiva della luce divina sulle tenebre del peccato. L'atto di riparare l'altare del Signore simboleggia la restaurazione dell'ordine spirituale e il ritorno del popolo alla vera fede.

Il significato spirituale del "riconoscimento della verità" attraverso una prova impossibile trova echi profondi in storie popolari e cartoni animati, aiutando a comprendere il concetto di epifania; ne "La Spada nella Roccia (Disney)", innumerevoli cavalieri provano con la forza bruta a estrarre la spada, fallendo miseramente (proprio come i profeti di Baal con le loro danze disperate). Quando il giovane Semola, l'umile e "giusto" protagonista, tocca l'elsa, un raggio di luce divina lo avvolge e la spada si libera senza sforzo. Questo momento ha lo stesso valore del sacrificio di Elia: è la Verità che si manifesta da sé davanti a testimoni ammirati, rivelando chi sia il vero re scelto dal destino (o da Dio).

Ne "Il Re Leone", la terra di Simba, sotto il regno dell'usurpatore Scar, è inaridita e sterile. Solo quando il vero re riconosce la sua identità e sconfigge l'errore (Scar), il fuoco purificatore e la pioggia tornano a fecondare la terra. Come nel caso di Elia, la vittoria sulla menzogna permette alla Grazia (la pioggia/il fuoco divino) di tornare a scorrere nel mondo.


La Spada della Verità: Il Dramma del Torrente Cison nel Duomo di Siena

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Nella terza scena Beccafumi traduce visivamente il versetto biblico (1 Re 18,40) in cui Elia, dopo il trionfo del fuoco celeste, ordina: "Prendete i profeti di Baal: non ne sfugga neppure uno!". L’artista non si limita a una semplice illustrazione, ma immagina una vera e propria esecuzione multipla.

Sulla destra dell’esagono, si vedono i corpi degli adoratori degli idoli riversi sul greto sassoso del torrente Cison. La scena è concitata e violenta: i falsi profeti vengono lapidati, passati per le armi e finiti a bastonate. Un elemento di forte impatto è la partecipazione di un flusso ininterrotto di popolo, guidato da bambini scatenati che partecipano al linciaggio o forniscono le pietre per l'esecuzione. La composizione è dominata da un moto vorticoso che percorre una scena scoscesa e frastagliata, tipica del linguaggio drammatico di Beccafumi. In secondo piano, tuttavia, la tensione si scioglie: si scorge Elia in preghiera con il capo tra le ginocchia, mentre un fanciullo gli annuncia la vista di una "nuvoletta sorgente dal mare", segno dell'imminente fine della siccità.

Questa figura è come il colpo di spugna finale su una lavagna piena di errori: può sembrare un gesto brusco, ma è l'unico modo per poter scrivere di nuovo una storia pulita e vera.

Il profondo e trascendentale concetto della "rimozione del falso per il ritorno del bene" è un archetipo narrativo che ritroviamo in storie popolari e cartoni animati: nella versione classica di Cenerentola dei  Fratelli Grimm, le sorellastre tentano di ingannare il principe mutilando i propri piedi per farli entrare nella scarpetta (un "falso sacrificio"). Il loro smascheramento e la successiva punizione (nella versione dei Grimm vengono accecate dagli uccelli) rappresentano l'eliminazione dell'inganno che permette il trionfo della vera sposa/regina.

Da non perdere anche il video su questa parte del pavimento, a cura di Crossmedia Group.

https://www.youtube.com/watch?v=2RqSnXZbRyE

Digita hashtag #tarsieduomosiena2526 per trovare tutti i post di questa serie. Dovrebbe funzionare.

Mi auguro che, attraverso questi racconti volutamente provocatori e non convenzionali, sia possibile avvicinare un numero maggiore di persone alla bellezza, alla spiritualità e a una consapevolezza più profonda delle verità ultime e interiori dell’essere umano.

 #tarsieduomosiena2526

#DuomoDiSiena #PavimentoDelDuomo #Siena #ArteSacra #StoriaDellArte #Iconografia #ArteRinascimentale #Beccafumi #Bibbia #AnticoTestamento #ProfetaElia #ReAcab #MonteCarmelo #SimbolismoCristiano #Archetipi #NarrazioneBiblica #CamminoSpirituale #ItinerarioIniziatico #TrasformazioneInteriore #MappaDellAnima #LetturaSimbolica #DivulgazioneCulturale #ArteESpiritualità #StoriaERacconto #MitiEFavole #ImmaginarioCollettivo #SpoilerDivini

a cura di Fabio Rugi

Istruttore di Yoga e Pilates, Musicista, Ricercatore di Alchimia e Antiche Tradizioni, Informatico


fonti:

Marilena Caciorgna, Il Pavimento del Duomo di Siena 

https://it.wikipedia.org/wiki/Pavimento_del_Duomo_di_Siena




lunedì 22 dicembre 2025

Spoiler Divini (3): Elia nel Duomo di Siena; come le storie popolari ci hanno sempre spiegato la Bibbia; un cammino di trasformazione interiore


Terza parte

Proseguiamo il nostro cammino all'interno del grande esagono nel pavimento del Duomo di Siena.
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Il pavimento del Duomo di Siena non è un semplice apparato decorativo: è una vera e propria mappa di salvezza dell’anima. Intarsiato nel marmo, parla a ciascuno di noi come un itinerario iniziatico, guidando il fedele verso l’altare attraverso narrazioni archetipiche.

Diciamocelo: per molti la Bibbia ha lo stesso fascino di un manuale di istruzioni scritto in aramaico. Eppure, tra le sue pagine si nascondono trame che anticipano storie popolari famose a tutti.

Eccoci quindi di nuovo davanti al grande esagono del pavimento del Duomo di Siena, collocato lungo il percorso che conduce all’altare, sotto la cupola, e alle storie del profeta Elia, profondamente in sintonia con il tempo dell’Avvento.

Ma le sue vicende, se lette con gli “occhiali giusti”, rivelano codici universali che Hollywood ricicla da sempre. Non si tratta di “fantasy”: questi indizi sono letteralmente scolpiti nel pavimento del Duomo di Siena.

La mia tesi è che tali narrazioni possiedano una struttura così primordiale , archetipica, da riecheggiare incessantemente nei secoli, riaffiorando nelle fiabe popolari e persino nei racconti moderni. Storie appartenenti a contesti culturali diversissimi, ma che riflettono tutte una medesima verità fondamentale. Procediamo dunque con i racconti di oggi.

Questa sezione del pavimento non è una semplice decorazione, ma una potente narrazione visiva che traduce in pietra il drammatico scontro tra il profeta Elia e il re idolatra Acab, come descritto nel primo libro dei Re. Le scene iniziali, in particolare i tre incontri che danno avvio alla vicenda, sono orchestrate con superba abilità registica. Esse non si limitano a illustrare il testo biblico, ma preparano sapientemente il terreno per il tema centrale dell'intera opera: la prova definitiva della fede, manifestata attraverso il potere del sacrificio divino.

1- L'Incontro tra Acab e Abdia: In una terra devastata dalla siccità, il corrotto Re Acab manda il suo fedele servitore in una missione disperata per salvare il bestiame. Non sa che il problema non è la terra, ma il suo cuore.

La prima scena stabilisce con efficacia il contesto di una profonda crisi spirituale e materiale. Il regno è afflitto da una siccità devastante, conseguenza diretta dell'empietà del suo sovrano. Qui Beccafumi introduce le due forze in campo: da un lato il potere terreno, corrotto e sterile, incarnato dal Re Acab; dall'altro la fede, silenziosa e nascosta, rappresentata dal suo maggiordomo Abdia, un uomo giusto costretto a servire un padrone indegno.

Nella losanga, Beccafumi ci immerge in un paesaggio desolato, scandito da alberi stecchiti che simboleggiano la terra inaridita. Le due figure dominano la composizione. A sinistra, Re Acab, con la mano destra alzata in un gesto di comando, ordina al suo maggiordomo di perlustrare il paese. La sua è una missione disperata e pragmatica: trovare erba sufficiente per salvare il bestiame dalla carestia che lui stesso ha provocato. Abdia, a destra, ascolta l'ordine, pronto a mettersi in cammino.

Il significato profondo di questa scena trascende il racconto. Acab è descritto nel testo biblico come "impiissimus, sacrilegus, idolatra", l'epitome del sovrano che ha tradito il suo Dio e il suo popolo, rendendo la terra infruttuosa. Abdia, al contrario, è un uomo "molto timorato di Dio", la cui fede non è passiva ma attiva. La sua rettitudine si manifesta in un atto di coraggiosa resistenza: come narra la Bibbia, "quando Gezabel mandava a morte i profeti del Signore, ne aveva nascosti cento in due grotte e li aveva sfamati". Il loro incontro rappresenta dunque il conflitto tra un potere corrotto, che cerca soluzioni materiali a un problema spirituale, e la speranza nascosta di una fede che opera silenziosamente nell'ombra, resistendo attivamente al male in attesa del momento giusto per rivelarsi.

Questo archetipo narrativo trova un'eco sorprendente in una delle storie più amate della cultura popolare: Il Re Leone. Re Acab, il cui regno è segnato dalla siccità e dalla carestia, può essere paragonato a Scar, l'usurpatore che ha sconvolto l'equilibrio delle Terre del Branco. Il suo fedele servitore Abdia ricorda Zazu, il maggiordomo leale ma impotente. Proprio come Scar invia Zazu in missioni futili per mantenere un'illusione di controllo, Acab manda Abdia a perlustrare una terra resa arida dalla sua stessa empietà, ignaro che il vero potere sta per manifestarsi altrove.

Con questo primo passo, la narrazione è avviata. Abdia si mette in cammino, ma il suo destino è di incontrare una figura di potere ben superiore a quella del re che serve.

2-Abdia e il Profeta Elia: Durante il suo cammino, il servo incontra in segreto il profeta Elia, l'unica vera speranza per un popolo che ha perso la via. È l'inizio della fine per il regno del tiranno! 

Questo secondo pannello segna un punto di svolta cruciale. È il momento in cui la resistenza nascosta e la fede silenziosa di Abdia entrano finalmente in contatto con il potere divino incarnato dal profeta Elia. L'incontro non è casuale, ma un segnale inequivocabile che il tempo dell'attesa è finito e che una sfida diretta all'ordine corrotto del re è ormai imminente.

Beccafumi crea una evidente continuità visiva con la scena precedente, mantenendo lo stesso paesaggio inaridito dalla carestia. La composizione è quasi speculare: Abdia, che avevamo lasciato sulla destra, è ora collocato a sinistra. Il suo linguaggio del corpo è completamente trasformato. Non è più il servitore che riceve un ordine, ma un devoto che riconosce una potenza superiore. L'artista lo raffigura in un atteggiamento riverente, prostrato con il volto a terra davanti alla figura imponente di Elia, come narra il testo biblico: "riconosciutolo, si prostrò con la faccia a terra".

L'atto di Abdia non è un gesto di semplice timore, ma di profondo riconoscimento. In Elia, egli non vede solo un uomo, ma l'autorità divina, il messaggero inviato a salvare Israele. Questo momento rappresenta l'istante in cui il vero servo di Dio riconosce la voce del suo Signore, un preludio alla salvezza. Nell'esegesi cristiana, Elia è una figura che prefigura sia Giovanni Battista sia Cristo stesso. La riverenza di Abdia, quindi, può essere letta come l'archetipo della fede che riconosce la venuta del salvatore e si sottomette alla sua volontà.

Questo incontro risuona con un archetipo narrativo profondamente radicato nelle fiabe e nei miti: l'incontro con l'eroe inatteso. La scena evoca il momento in cui un umile abitante di un villaggio oppresso incontra nel bosco un mago sotto mentite spoglie, come Merlino, o il re legittimo in esilio, come Aragorn. È l'incontro tra una persona comune che subisce un'ingiustizia e l'unica figura che possiede la conoscenza o il potere per ripristinare l'ordine. In quell'istante, come accade per Abdia, vi è un'immediata e istintiva presa di coscienza della straordinaria importanza di chi si ha di fronte.

Questo incontro è il catalizzatore che accende la miccia. Ora che il messaggero divino è apparso, lo scontro finale tra il profeta e il re diventa inevitabile.

3-Elia di Fronte ad Acab: La resa dei conti! Elia sfida apertamente il re e i suoi 450 falsi profeti sul Monte Carmelo. La proposta è audace: due altari, due sacrifici. Solo il vero Dio risponderà con il fuoco dal cielo!

La tensione accumulata nelle scene precedenti esplode in questo pannello centrale. Non assistiamo più a un dialogo segreto o a un ordine impartito nell'ombra, ma a un confronto pubblico e drammatico. Sul Monte Carmelo, la verità divina, incarnata da Elia, sfida apertamente la corruzione terrena di Acab, proponendo una prova di potere definitiva e inappellabile.

Nell'esagono centrale, Beccafumi orchestra un vero e proprio incontro-scontro. In primo piano, Elia e Acab si fronteggiano. Il profeta domina la scena con un atteggiamento imperioso, la mano destra alzata non più per impartire un ordine mondano, ma per lanciare una sfida divina. Intorno a loro si dispone una folla composita, formata dal popolo d'Israele e dai quattrocentocinquanta profeti di Baal. Sullo sfondo, sul Monte Carmelo, si intravedono già i due giovenchi destinati al duplice sacrificio che deciderà le sorti della contesa.

Al di là di potenti significato allegorici, la sfida sul Monte Carmelo è un classico duello di potere che trova un parallelo affascinante in un celebre scontro della fantasia: il duello di magia tra Merlino e Maga Magò ne La Spada nella Roccia della Disney. Sebbene il tono sia comico, la struttura di fondo è identica. Non è un combattimento di forza fisica, ma una contesa pubblica basata su regole precise, concepita per dimostrare chi possiede la vera "magia", ovvero il favore e il potere superiori. Entrambi gli scontri sono una lezione pubblica in cui l'inganno e la falsa potenza vengono sconfitti dalla sapienza e dalla verità.

Le tre scene dell'esagono di Beccafumi non sono episodi isolati, ma una trilogia narrativa attentamente costruita per generare un'inarrestabile crescita della tensione drammatica. L'artista ci guida con maestria da una crisi silenziosa e opprimente (la siccità e l'ordine di Acab), attraverso un incontro segreto carico di speranza (Abdia ed Elia), fino a una sfida pubblica e irrevocabile (il confronto sul Monte Carmelo). Questo crescendo narrativo, che si sposta dal privato al pubblico, dal nascosto al manifesto, prepara perfettamente lo spettatore al cuore tematico dell'intera opera: il sacrificio divino, l'unico atto capace di rivelare la verità, sconfiggere l'idolatria e, infine, riportare la pioggia purificatrice sulla terra.

Le storie di Elia protagonista assoluto e profeta del vero Dio, contrapposto al re Acab, simbolo del sovrano empio e idolatra,  illustrano un ampio ciclo tratto soprattutto dal Primo libro dei Re (cc. 17–22) e, per la conclusione, dal Secondo libro dei Re (c. 2). 

Da non perdere anche il video su questa parte del pavimento, a cura di Crossmedia Group.

https://www.youtube.com/watch?v=2RqSnXZbRyE

Digita hashtag #tarsieduomosiena2526 per trovare tutti i post di questa serie. Dovrebbe funzionare.

Mi auguro che, attraverso questi racconti volutamente provocatori e non convenzionali, sia possibile avvicinare un numero maggiore di persone alla bellezza, alla spiritualità e a una consapevolezza più profonda delle verità ultime e interiori dell’essere umano.

#DuomoDiSiena #PavimentoDelDuomo #Siena #ArteSacra #StoriaDellArte #Iconografia #ArteRinascimentale #Beccafumi #Bibbia #AnticoTestamento #ProfetaElia #ReAcab #MonteCarmelo #SimbolismoCristiano #Archetipi #NarrazioneBiblica #CamminoSpirituale #ItinerarioIniziatico #TrasformazioneInteriore #MappaDellAnima #LetturaSimbolica #DivulgazioneCulturale #ArteESpiritualità #StoriaERacconto #MitiEFavole #ImmaginarioCollettivo #SpoilerDivini

 #tarsieduomosiena2526


a cura di Fabio Rugi

Istruttore di Yoga e Pilates, Musicista, Ricercatore di Alchimia e Antiche Tradizioni, Informatico


fonti:

Marilena Caciorgna, Il Pavimento del Duomo di Siena 

https://it.wikipedia.org/wiki/Pavimento_del_Duomo_di_Siena




 









domenica 21 dicembre 2025

Solstizio d'inverno: Lo strano caso dell'origine astronomica del Natale e di Dante tra le Stelle

Vi siete mai chiesti perché festeggiamo il Natale proprio il 25 dicembre? Non è solo una data sul calendario, ma un affascinante intreccio tra astronomia, simbolismo e... un pizzico di mistero che coinvolge persino il Sommo Poeta!

Il Sole "muore" sulla Croce per poi rinascere Tutto inizia con il solstizio d'inverno. Dal solstizio d'estate in poi, le giornate si accorciano e, osservando dal nostro emisfero nord, il Sole sembra diventare più piccolo e debole mentre si sposta verso sud. Il 22 dicembre, il Sole raggiunge il punto più basso sull'orizzonte e, incredibilmente, sembra fermarsi per circa tre giorni. In questo periodo di "pausa", il Sole rimane in asse con una costellazione chiamata Croce del Sud.

Immaginate il Sole come un attore protagonista che, dopo una lunga stagione di spettacoli, sembra uscire di scena e restare dietro le quinte per tre giorni di silenzio. Il 25 dicembre è il momento in cui, tra gli applausi della natura, l'attore torna sul palco per dare inizio a un nuovo, luminosissimo atto.

Proprio il 25 dicembre, il Sole ricomincia a muoversi di un grado, segnando l'inizio di giornate più lunghe e calde. Simbolicamente, è come se il Sole (o la divinità) morisse sulla "croce" per risorgere dopo tre giorni, portando nuova vita alla natura. Il Natale è quindi strettamente legato a questo evento astronomico di rinascita della luce.

Ma qui la storia si tinge anche di giallo. La costellazione della Croce del Sud non è visibile dall'Europa o dall'Italia. Eppure, nel primo canto del Purgatorio, Dante Alighieri sembra descriverla con estrema precisione tre secoli prima che i navigatori occidentali la scoprissero ufficialmente!

Dante scrive di aver visto nel cielo australe "quattro stelle non viste mai fuor ch’a la prima gente". Com'è possibile che il poeta conoscesse queste fiammelle celesti? 

  • I’ mi volsi a man destra, e puosi mente 
  • a l’altro polo, e vidi quattro stelle 
  • non viste mai fuor ch’a la prima gente.
  • Goder pareva ‘l ciel di lor fiammelle: 
  • oh settentrional vedovo sito, 
  • poi che privato se’ di mirar quelle!


Ho anche verificato questo fatto simulando il 25 dicembre a Gerusalemme su Stellarium, noto programmino freeware di simulazione astronomica. In effetti è carinissimo vedere che all'alba del 25 a Gerusalemme la costellazione dal nome così evocativo si stanzia esattamente al polo sud.

Sono dettagli che lasciano a bocca aperta: "qui gatta ci cova", verrebbe da dire, anche perché il legame tra la Commedia e questi eventi celesti è davvero profondo

Che si tratti di un'antica conoscenza perduta o di una straordinaria intuizione poetica, il Natale e le stelle continuano a raccontarci una storia di luce che sconfigge le tenebre.

a cura di Fabio Rugi

Istruttore di Yoga e Pilates, Musicista, Ricercatore di Alchimia e Antiche Tradizioni, Informatico

Fonti

• Dante Alighieri: Divina Commedia, Purgatorio, Canto I, versi 21-27.

• Analisi astronomica: Simulazioni del cielo di Gerusalemme tramite il software Stellarium.

#Natale #Solstizio #DanteAlighieri #Astronomia #Mistero #CroceDelSud #Simbolismo #Storia







sabato 20 dicembre 2025

Spoiler Divini (2): Elia nel Duomo di Siena; come le storie popolari ci hanno sempre spiegato la Bibbia; un cammino di trasformazione interiore

Seconda Parte


Il pavimento del Duomo di Siena non è un semplice apparato decorativo: è una vera e propria mappa di salvezza dell’anima.


Intarsiato nel marmo, parla a ciascuno di noi come un itinerario iniziatico, guidando il fedele verso l’altare attraverso narrazioni archetipiche.

Diciamocelo: per molti la Bibbia ha lo stesso fascino di un manuale di istruzioni scritto in aramaico. Eppure, tra le sue pagine si nascondono trame che anticipano Kung Fu Panda e Il Re Leone.

Eccoci quindi di nuovo davanti al grande esagono del pavimento del Duomo di Siena, collocato lungo il percorso che conduce all’altare, sotto la cupola, e alle storie del profeta Elia, profondamente in sintonia con il tempo dell’Avvento.

Se sei interessato a leggere le puntate precedenti cerca indietro nella mia bacheca o digita hashtag #tarsieduomosiena2526 per trovare tutti i post di questa serie. Dovrebbe funzionare.

Ma le sue vicende, se lette con gli “occhiali giusti”, rivelano codici universali che Hollywood ricicla da sempre. Non si tratta di “fantasy”: questi indizi sono letteralmente scolpiti nel pavimento del Duomo di Siena.

La mia tesi è che tali narrazioni possiedano una struttura così primordiale , archetipica, da riecheggiare incessantemente nei secoli, riaffiorando nelle fiabe popolari e persino nei racconti moderni. Storie appartenenti a contesti culturali diversissimi, ma che riflettono tutte una medesima verità fondamentale. Procediamo dunque con i racconti di oggi.

Durante la grande siccità che colpisce Israele, il profeta Elia — nutrito dai corvi, come abbiamo visto nella prima puntata — è costretto ad abbandonare il torrente Carit, ormai prosciugato. Dio lo invia allora a Sarepta, una città straniera, al di fuori dei confini d’Israele. Qui avviene uno degli incontri più toccanti dell’intero ciclo biblico: quello tra Elia e una vedova poverissima, sola e senza speranza.

La donna sta raccogliendo pochi rami per preparare l’ultimo pasto per sé e per il figlio, certa che dopo non resterà altro che morire di fame. Elia, viandante e profeta, le chiede prima dell’acqua e poi un po’ di pane. La risposta della vedova è disarmante: non possiede nulla se non una manciata di farina e un filo d’olio, insufficienti persino per sopravvivere un solo giorno in più. Eppure Elia le chiede di fidarsi, di donare comunque quel poco che ha, assicurandole che, per volontà di Dio, la farina e l’olio non verranno meno fino alla fine della carestia.

La donna accetta, compiendo un gesto di fiducia radicale. Il miracolo si realizza: il cibo non si esaurisce e la casa della vedova diventa luogo di salvezza. Nella scena, rappresentata con estrema semplicità nelle immagini del pavimento senese, Elia appare come un uomo in cammino; la vedova come una figura umile e silenziosa; l’ambiente spoglio accentua la durezza della carestia. Qui Elia non è profeta di castigo, ma mediatore di misericordia, e la fede autentica nasce paradossalmente fuori da Israele, nella casa di una straniera.

Ma il racconto biblico non si arresta alla sopravvivenza. Dopo questo fragile equilibrio, irrompe la tragedia: il figlio della vedova si ammala gravemente e muore. Il dolore è totale. La donna accusa Elia, vedendo nella morte del figlio un castigo per i propri peccati. È il momento più drammatico del racconto, quello in cui la fede viene messa alla prova fino in fondo.

Elia prende il bambino e lo porta nella stanza superiore della casa, uno spazio separato e silenzioso. Qui prega intensamente e si stende per tre volte sul corpo del fanciullo, in un gesto che esprime un’intercessione totale, fisica e spirituale. Non è magia, ma un abbandono completo alla volontà di Dio. La preghiera viene ascoltata: il bambino torna in vita. Elia lo restituisce alla madre, che in quell’istante riconosce finalmente che Elia è davvero un uomo di Dio e che la parola del Signore è verità.

A un livello più profondo, questi due episodi non parlano soltanto di miracoli, ma del destino umano. La vedova rappresenta l’umanità spogliata di ogni sicurezza; il figlio morto è l’uomo separato dalla vita divina. Il pane e l’olio che non vengono meno alludono a un nutrimento che va oltre il tempo.

Nel racconto moderno di Kung Fu Panda, apparentemente lontanissimo, il nucleo simbolico è identico. La celebre “zuppa dall’ingrediente segreto” si rivela priva di qualsiasi elemento speciale. Il vero segreto, come per la vedova di Sarepta, è che la vita nasce dal nulla accolto con fiducia.
(Parallelismo anagogico: non è l’accumulo a salvare, ma l’abbandono. L’olio che non si esaurisce e la zuppa “vuota” sono simboli della stessa verità: la pienezza scaturisce dal vuoto accolto con fede.)

Allo stesso modo, la resurrezione del bambino anticipa la promessa più grande: la vittoria di Dio sulla morte.

Questo schema narrativo risuona con forza anche ne Il Re Leone. Dopo la morte di Mufasa, Simba fugge in esilio: è simbolicamente “morto” per il suo regno e per la propria identità. La sua rinascita avviene solo quando accetta la propria vocazione, richiamato dalla voce trascendente del padre che gli parla dalle stelle. In queste immagini si apre uno sguardo sull’eternità, dove la fiducia totale, la fede e la devozione a Dio si trasformano in vita senza fine.

Le storie di Elia protagonista assoluto e profeta del vero Dio, contrapposto al re Acab, simbolo del sovrano empio e idolatra, illustrano un ampio ciclo tratto soprattutto dal Primo libro dei Re (cc. 17–22) e, per la conclusione, dal Secondo libro dei Re (c. 2).

Da non perdere anche il video su questa parte del pavimento, a cura di Crossmedia Group
https://www.youtube.com/watch?v=2RqSnXZbRyE

Digita hashtag #tarsieduomosiena2526 per trovare tutti i post di questa serie. Dovrebbe funzionare.

Mi auguro che, attraverso questi racconti volutamente provocatori e non convenzionali, sia possibile avvicinare un numero maggiore di persone alla bellezza, alla spiritualità e a una consapevolezza più profonda delle verità ultime e interiori dell’essere umano.

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a cura di Fabio Rugi
Istruttore di Yoga e Pilates, Musicista, Ricercatore di Alchimia e Antiche Tradizioni, Informatico

fonti:
Marilena Caciorgna, Il Pavimento del Duomo di Siena
https://it.wikipedia.org/wiki/Pavimento_del_Duomo_di_Siena






Spoiler Divini (1) : Elia nel Duomo di Siena; come le storie popolari ci hanno sempre spiegato la Bibbia; un cammino di trasformazione interiore

Prima Parte


Nella liturgia dell’Avvento emerge con forza la figura del profeta Elia, visto come anticipazione di Giovanni Battista, il “Precursore”. Per questo iniziamo il nostro percorso proprio da lui, seguendo le storie intarsiate nel grande esagono sotto la cupola del Duomo, e offrendo un primo contesto religioso.

Vorrei condividere con te un percorso dell’anno spirituale cristiano letto attraverso le tarsie del pavimento del Duomo di Siena

L’anno cristiano non è soltanto un calendario: è un cammino di trasformazione interiore che ripercorre la storia della salvezza. Le tarsie del Duomo lo accompagnano con un itinerario che va dalle attese antiche alla piena rivelazione del Mistero, fino alla vita nuova nel credente. È un viaggio simbolico potentissimo, perché il pavimento senese è un vero "catechismo di pietra", progettato per guidare il fedele nel suo cammino verso Dio.

Vorrei anche farmi aiutare da metafore semplici, ma non semplicistiche, derivanti da cartoni animati o storie popolari famose, che in modo silenzioso, sono sempre state lì a suggerirci archetipi universali, insegnamenti senza tempo che ci aiutano a guarire o evolvere nella vita.

Ovvia, partiamo con la prima puntata!

Il grande esagono, posto sul cammino che conduce all’altare, mette in primo piano il tema del sacrificio, profondamente risonante con il tempo dell’Avvento: un periodo in cui fermarsi, meditare e purificarsi, per giungere più pronti all’incontro con la luce di Cristo. L’apporto creativo della personalità straordinaria di Domenico Beccafumi, autore dei disegni delle tarsie, conferisce all’esagono centrale un carattere unico: esso diventa luogo privilegiato di riflessione, sacrificio e incontro con Dio.

Il ciclo di Elia segue il profeta in uno dei momenti più drammatici della storia d’Israele: il regno del malvagio Acab, accusato nella Scrittura di molte colpe (empietà, sacrilegio, omicidio, idolatria). Elia irrompe come voce di Dio, annuncia una siccità devastante e viene costretto a rifugiarsi nel deserto. Lì comincia per lui un cammino di solitudine, prova e purificazione, durante il quale sperimenta la fedeltà del Signore prima di affrontare re, regina e falsi sacerdoti.

È in questo contesto di lotta spirituale che si apre la prima tarsia: Elia nutrito dai corvi nel deserto. I corvi gli portano focacce mentre egli vive l'esilio voluto da Dio in tempo di carestia (1 Re 17,6). La mancanza di precipitazioni è presentata come castigo divino per l’idolatria del popolo, che aveva abbandonato il Signore per seguire Baal. Elia è l’ultimo profeta rimasto fedele, contrapposto ai 450 sacerdoti del culto pagano.

Questa scena possiede un profondo significato spirituale: Elia nutrito dai corvi rappresenta l’anima in cammino verso Dio, guidata attraverso il deserto interiore della prova dalla Provvidenza Divina (i corvi). Il profeta, isolato da tutto, vive la condizione dell’uomo che rinuncia alle false sicurezze e si affida completamente alla provvidenza divina. I corvi — animali impuri secondo la Legge — diventano paradossalmente strumenti della grazia: segno che Dio può far giungere la sua cura da ciò che l’uomo meno si aspetta. La tarsia prefigura così il nutrimento spirituale che Dio offre al pellegrino mentre avanza verso la vita eterna, sostenuto nel segreto, preparato passo dopo passo all’incontro definitivo con Lui.

Questo archetipo spirituale non è estraneo nemmeno alla narrazione popolare e simbolica contemporanea, che spesso veicola, sotto forma di fiaba o cartone animato, le medesime verità interiori.

Basti pensare a Mowgli, che nel libro della giungla viene allevato da animali, fuori dal mondo degli uomini. La pantera, l’orso, il lupo: creature che, come i corvi di Elia, appartengono a un ordine diverso, considerato inferiore o pericoloso.
Eppure proprio da loro riceve il nutrimento necessario per diventare pienamente sé stesso. La giungla è il suo deserto iniziatico: un luogo selvaggio che diventa scuola spirituale. Solo dopo questa formazione nascosta potrà confrontarsi con il mondo umano senza esserne distrutto

Da non perdere anche il video su questa parte del pavimento, a cura di Crossmedia Group
https://www.youtube.com/watch?v=2RqSnXZbRyE

Una nota finale curiosa: l'idea di questo percorso è nata dal realizzare che Elia, grande profeta dell'Antico Testamento biblico, è "nutrito dai corvi", i neri uccelli (che richiamano la notte, il mistero del futuro, la morte, il dio Anubi, la dea Kali, etc. ) , abbondantissimi nella zona dell'Ashram del mio ultimo seminario in India, come si nota bene dall'audio del filmato, dato che nulla è per caso.....: https://youtu.be/JZjPllUupzo?si=Mxk5_2-y047Oaago

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a cura di Fabio Rugi
Istruttore di Yoga e Pilates, Musicista, Ricercatore di Alchimia e Antiche Tradizioni, Informatico

fonti:
Marilena Caciorgna, Il Pavimento del Duomo di Siena
https://it.wikipedia.org/wiki/Pavimento_del_Duomo_di_Siena







Avvento in "pratica"!

Avvento in "pratica"!. 

Molte pratiche yogiche di purificazione ed interiorizzazione si armonizzano molto bene con il clima spirituale di questo periodo, quello cristiano dell'Avvento, in modo da preparare meglio il sistema psicofisico al Santo Natale.

Di seguito ti propongo alcune pratiche yogiche tradizionali che più risuonano con il tempo dell’Avvento e il suo invito a “svuotarsi”, purificarsi e fare spazio alla Luce.

Sequenze di Yin Yoga o Restorative Yoga.

Il corpo si apre lentamente, come un tempio che si prepara.

Kapalabhati leggero.

(espirazioni brevi e attive, inspirazione passiva)

Simbolicamente: “pulizia del cranio”, togliere le nubi mentali.

Durante l’Avvento può essere praticato in modo molto dolce, come risveglio della luce interiore.

Anuloma-Viloma (respirazione alternata senza ritenzioni)

Purificazione gentile dei canali energetici (nadi).

Simbolicamente: equilibrio, chiarezza, rinascita.

Aiuta a sciogliere le “ombre” interiori.

Canti o respirazione vocale (Bhramari Pranayama)

Il ronzio dell’ape calma il sistema nervoso e crea spazio interiore.

Molto affine al canto liturgico dell’Avvento: una vibrazione che prepara il cuore.

Pratyāhāra – Ritiro dei sensi.

È forse la pratica più in sintonia con l’Avvento:

un movimento dall’esterno verso l’interno, ascoltare il “luogo segreto dell’anima”.  È l’equivalente yogico del “Vegliate e pregate”.

Nel tempo dell’Avvento, gli aspetti etici dello yoga diventano centrali:

Sauca: pulizia del corpo e dei pensieri.

Santosha: accettazione luminosa.

Svadhyaya: autoindagine, letture spirituali, preghiera.

Molti cristiani che praticano yoga vivono l’Avvento proprio così: come rinnovamento del cuore.

...queste riflessioni arrivano da un vero fan della Tradizione Unica Primordiale; "Prisca Teologia", come veniva chiamata nell'Umanesimo da Marsilio Ficino, declinata nel più accessibile "Yoga Cristiano", da molte  illustri personalità d'oriente e d'occidente. Vi lascio nei commenti alcune letture autorevoli interessanti, giusto per agevolare una riflessione profonda sull'apparente inconciliabilità tra lo yoga e la cristianità.

 










Fatemi sapere se interessati a sessioni yogiche di questo o di altro tipo. Personalizzate.

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