lunedì 19 gennaio 2026

Yoga Terapia - Prescrizione Sociale e salute creativa nel Regno Unito


L'integrazione tra la medicina convenzionale e le pratiche olistiche sta vivendo un momento di profonda trasformazione nel Regno Unito, come illustrato dalla Dr.ssa Catherine Jenkins, medico di base e coordinatrice di progetti artistici per la salute. Questo articolo esplora come la Salute Creativa e la Prescrizione Sociale stiano diventando pilastri fondamentali per un sistema sanitario più sostenibile e umano.
Oltre la cura: Definire la vera Salute
Secondo la Dr.ssa Catherine, la salute non è semplicemente l'assenza di malattia, ma un processo dinamico di benessere fisico, mentale e sociale. Il modello medico tradizionale, spesso ridotto a "sintomo e pillola", sta mostrando i suoi limiti di fronte all'aumento esponenziale delle malattie croniche e delle disuguaglianze sanitarie. La Salute Creativa si propone di colmare questo vuoto, aiutando le persone a vivere vite non solo più lunghe, ma più gioiose e connesse.
Il peso della solitudine e la Prescrizione Sociale
Un dato allarmante emerge: il sentimento di solitudine è dannoso per la salute quanto fumare 15 sigarette al giorno o soffrire di alcolismo. Si stima che circa il 20% delle consultazioni mediche avvenga per ragioni puramente sociali.
Per rispondere a questa crisi, il sistema sanitario britannico (NHS) ha introdotto la Prescrizione Sociale. Questo approccio permette ai medici di indirizzare i pazienti verso "risorse comunitarie" — come gruppi di giardinaggio, arte o natura — per contrastare l'isolamento e migliorare l'autostima.

Pilastri della Salute Creativa: Arte e Movimento
Le attività creative (arti visive, musica, danza, teatro) non sono semplici passatempi, ma veri e propri interventi di salute basati sull'evidenza. La Dr.ssa Catherine evidenzia tre aree chiave di successo:
• Danza e mobilità: Interventi di danza partecipativa si sono dimostrati efficaci nel migliorare l'equilibrio e prevenire le cadute negli anziani o in pazienti con Parkinson.
• Canto e salute polmonare: Progetti di canto e respirazione hanno aiutato pazienti con Long COVID a gestire l'ansia e migliorare la funzione respiratoria.
• Supporto ai giovani: Workshop di arte e yoga aereo hanno fornito strumenti di resilienza a giovani in lista d'attesa per servizi di salute mentale, riducendo la tensione e favorendo l'espressione di sé.
Yoga Terapia nel sistema sanitario
Sebbene non sempre esplicitamente inclusa nelle definizioni burocratiche di "Salute Creativa", la Yoga Terapia ne condivide tutti i principi fondamentali. Essa agisce come uno strumento di autogestione, riducendo i livelli di cortisolo e rilasciando ormoni del benessere come serotonina e dopamina.
Per i terapisti della yoga che desiderano collaborare con il sistema pubblico, la sfida principale rimane la raccolta di evidenze scientifiche e feedback misurabili dai pazienti (i cosiddetti PROMs, Patient Reported Outcome Measures), necessari per giustificare i finanziamenti a lungo termine.
Conclusioni: La forza della comunità
L'articolo conclude sottolineando che il futuro della medicina risiede in un approccio incentrato sulla persona e non solo sulla patologia. Connettere i "careseekers" (chi cerca cura) con le proprie comunità e con la natura non è solo un atto di gentilezza, ma una strategia clinica essenziale per prevenire malattie e promuovere una salute globale duratura


I misteri dello Yoga. Capitolo 2. L'Orologio Cosmico dello Yoga.



Il testo analizza il concetto di Yoga attraverso la lente delle analogie universali, descrivendo la realtà come un sistema di cicli cosmici e spirituali. L'autore esplora le quattro età del mondo, note come Yuga, collegandole a diversi stadi di evoluzione umana, tipi di corpo e pratiche yogiche specifiche. Viene data particolare importanza al Kali Yuga, l'attuale era oscura, intesa come un periodo di prove materiali necessarie per la successiva elevazione verso l'età dell'oro. Attraverso il principio di corrispondenza, l'opera mette in relazione i misteri del cristianesimo esoterico con le iniziazioni orientali e lo sviluppo della coscienza. L'obiettivo finale è guidare l'individuo verso la comprensione di un piano divino settenario, dove l'essere umano può trascendere il tempo e la materia. In sintesi, la fonte presenta lo Yoga non solo come disciplina fisica, ma come una scienza della redenzione integrata nell'organismo vitale dell'universo.
Continua...



I misteri dello Yoga. Capitolo 1. Introduzione.



Quest'opera di Vicente Beltrán Anglada esplora lo yoga non come una serie di tecniche fisiche, ma come un'ascesa spirituale universale radicata nel tronco comune dell'albero della vita. L'autore traccia l'evoluzione delle pratiche meditative dalle origini dell'umanità fino a raggiungere livelli di coscienza ancora ignoti alla maggior parte dei ricercatori contemporanei. Il testo introduce concetti avanzati come l'Agni Yoga, focalizzato sul contatto con il sé superiore, e il Devi Yoga, che mira alla comunicazione intelligente con il regno angelico. Il lettore viene incoraggiato a utilizzare il proprio discernimento critico e la legge dell'analogia per integrare queste rivelazioni esoteriche nella propria visione del mondo. L'obiettivo finale del libro è guidare l'individuo verso la redenzione spirituale e la comprensione dei misteri che governano l'universo. Attraverso questo percorso, l'uomo colto può trasformare la propria mente in uno strumento capace di percepire le dimensioni sottili della realtà.
Continua...





domenica 4 gennaio 2026

Spoiler Divini (5): Elia nel Duomo di Siena; come le storie popolari ci hanno sempre spiegato la Bibbia; un cammino di trasformazione interiore attraverso le tarsie.


Quinta parte

Concludiamo il nostro cammino all'interno del grande esagono nel pavimento del Duomo di Siena.

Se sei interessato a leggere le puntate precedenti cerca indietro nella mia bacheca o digita hashtag #tarsieduomosiena2526 per trovare tutti i post di questa serie. Dovrebbe funzionare.

Il pavimento del Duomo di Siena non è un semplice apparato decorativo: è una vera e propria mappa di salvezza dell’anima. Intarsiato nel marmo, parla a ciascuno di noi come un itinerario iniziatico, guidando il fedele verso l’altare attraverso narrazioni archetipiche.

Diciamocelo: per molti la Bibbia ha lo stesso fascino di un manuale di istruzioni scritto in aramaico. Eppure, tra le sue pagine si nascondono trame che anticipano storie popolari famose a tutti.

Eccoci quindi di nuovo davanti al grande esagono del pavimento del Duomo di Siena, collocato lungo il percorso che conduce all’altare, sotto la cupola, e alle storie del profeta Elia, profondamente in sintonia con il tempo dell’Avvento.

Ma le sue vicende, se lette con gli “occhiali giusti”, rivelano codici universali che possiedano una struttura così primordiale , archetipica, da riecheggiare incessantemente nei secoli, riaffiorando nelle fiabe popolari e persino nei racconti moderni. Storie appartenenti a contesti culturali diversissimi, ma che riflettono tutte una medesima verità fondamentale. Procediamo dunque con i racconti di oggi.

Il Sangue del Tiranno: La Fine di Acab

Questa sezione del pavimento trae ispirazione diretta dalle battute finali del Primo Libro dei Re. Franchi raffigura Acab morente sul suo carro, immerso in uno scenario di battaglia che le fonti descrivono come "sempre più violenta". Il re, che aveva cercato di sfuggire al destino travestendosi per non essere riconosciuto, viene colpito "per caso" da una freccia scagliata da un arciere siriano. 

Acab rappresenta l’uomo che, pur avvertito dal Sermo Domini (la Parola del Signore), persiste nell'errore, nell'idolatria e nell'ingiustizia sociale, come dimostrato dall'usurpazione della vigna di Nabot.

Ma il suo carro e la sua fine fungono da monito: la violenza del potente sul debole non resta mai senza risposta. A un livello spirituale, la morte di Acab non è una semplice sconfitta militare, ma la manifestazione ineluttabile della Giustizia Divina, una forza metafisica che non può essere deviata, nemmeno dai travestimenti o dalle astuzie del potente. Il sangue di Acab che viene leccato dai cani simboleggia la dissoluzione totale della gloria terrena quando questa è costruita sul peccato e sulla violenza. Mentre il giusto viene esaltato, l'empio incontra una fine che lo priva della dignità regale, riducendolo a materia consumata dalle bestie.  Alla fine, la verità ha una sua inerzia e ogni debito spirituale viene riscosso.

Il concetto della "morte dell'usurpatore" che cade vittima della propria stessa empietà è un archetipo potente che risuona in molte storie popolari e cartoni animati, dove la fine del cattivo assume un valore quasi rituale di restaurazione dell'ordine: Nel Re Leone (Disney) Scar, proprio come Acab, è un sovrano usurpatore e "sacrilego" che ha costruito il suo trono sul sangue del fratello (Nabot/Mufasa). La sua fine per mano delle iene — le stesse "bestie" che lo avevano servito — ricalca perfettamente l’anagogia dei cani che leccano il sangue di Acab. In entrambi i casi, il male viene consumato dagli stessi strumenti di cui si era servito, e la sua "gloria" finisce nella polvere, lavata via dalla pioggia della giustizia. Nella Biancaneve (Fratelli Grimm) La Regina Cattiva, accecata dalla cupidigia e dalla vanità, incontra una fine violenta e simbolica. Nelle versioni antiche, è costretta a ballare con scarpe di ferro roventi fino a morire. Questo "fuoco" che la consuma non è il fuoco salvifico di Elia, ma il fuoco del giudizio, una punizione estenuata che riflette la sofferenza inflitta agli altri, proprio come l'agonia di Acab sul carro riflette il dolore causato dal suo governo empio.

La morte di Acab sulla sua lettiga regale può essere paragonata a una magnifica nave che affonda carica d’oro: per quanto sia imponente e ricca, il peso eccessivo del tesoro rubato (il sangue di Nabot e l'idolatria) è proprio ciò che la trascina inesorabilmente verso il fondo scuro, dove la sua bellezza non serve più a nulla e resta solo il silenzio dell'abisso.

L'Ascensione di Elia

L'immagine si concentra esclusivamente sul momento culminante della vita del profeta: uno dei vertici emotivi e simbolici dell'intero pavimento, l'apoteosi del profeta Elia, la sua assunzione in cielo (secondo libro dei Re 2,11).  Il carro di fuoco, disegnato sul marmo con straordinaria maestria in moto ascensionale, è condotto da due cavalli guidati da due angeli, descritti nel Salmo 103,4 (citato da San Paolo, come "ministri fiamma di fuoco".

In chiave spirituale, l’episodio annuncia che la comunione con Dio supera i limiti della condizione terrena e che l’esistenza umana è ordinata all’elevazione definitiva dell’anima verso il cielo. Il carro di fuoco simboleggia il corpo trasformato e glorificato e la potenza trasfigurante di Dio, che rende l’uomo capace di entrare nella dimensione celeste. Il fuoco, elemento teofanico, indica la purificazione ultima e la presenza diretta di Dio, mentre il movimento ascensionale allude al passaggio dall’ordine temporale a quello eterno. I cavalli condotti dagli angeli rappresentano le forze celesti che accompagnano l’anima nel suo ingresso nella patria celeste: l’uomo non si salva da solo, ma viene assunto e guidato da Dio stesso verso la pienezza della vita eterna.

Il concetto dell'ascesa divina come ricompensa per la virtù o come ritorno a una patria celeste si ritrova in diverse narrazioni popolari e classiche, che aiutano a visualizzare la potenza di questo passaggio di stato:

• Hercules (Disney): Nel momento culminante, dopo aver compiuto un atto di sacrificio supremo e aver dimostrato di essere un "vero eroe", Hercules viene avvolto da una luce dorata e ascende all'Olimpo tra le divinità; la virtù e la fedeltà alla propria missione "bruciano" i limiti mortali, permettendo all'eroe/profeta di cavalcare verso la gloria divina.

Per comprendere appieno questo concetto si può immaginare il carro di Elia come una calamita divina che attira a sé l'oro purissimo dopo che è stato forgiato nel fuoco della prova. Se la vita terrena è il crogiolo, Elia è il metallo nobile che, privato di ogni scoria di idolatria, non può far altro che volare verso l'alto, attratto dalla forza irresistibile di quel "carro di fuoco" che è, in ultima analisi, l'amore stesso di Dio che reclama i suoi fedeli.

Un elemento fondamentale è il contrasto con l’esagono centrale: mentre Acab muore su un carro intriso di sangue e dolore, Elia ascende al cielo su un carro di fuoco. Questa opposizione simmetrica indica i due destini ultimi dell’umanità: la morte estenuata di chi segue l'idolatria contro l'apoteosi luminosa di chi serve il "Dio verissimo".

Il Braccio della Giustizia: La Consacrazione di Iehu


L’immagine rappresenta un tassello fondamentale per la chiusura del ciclo narrativo e teologico dedicato alle Storie di Elia e Acab. Situata nell’ultimo rombo sulla sinistra della sezione inferiore del grande esagono sotto la cupola,  l'opera illustra l'episodio della Consacrazione di Iehu, il nuovo re d'Israele. La scena cattura il momento solenne in cui Iehu riceve l'unzione regale, un atto che non è solo politico ma squisitamente divino. Egli viene infatti unto per esplicita volontà del Signore, inizialmente manifestata a Elia e successivamente portata a compimento attraverso l'intervento del suo successore, il profeta Eliseo,  l'attivazione di un necessario anticorpo spirituale destinato a salvare l'intero corpo sociale dalla corruzione definitiva.

L’immagine è strategicamente collocata per lanciare un'ulteriore e definitiva minaccia su re Acab, che appare morente nella tarsia precedente. Mentre Acab consuma la sua agonia terrena, la figura di Iehu sorge come la risposta definitiva della giustizia celeste all'empietà del sovrano.

In senso spirituale, Iehu non è solo un condottiero, ma lo strumento scelto da Dio per operare la distruzione definitiva del sistema di male costruito da Acab e Gezabel, prefigura la forza della Verità che, alla fine dei tempi, separerà definitivamente il bene dal male, non lasciando spazio ad alcuna ambiguità eretica. Il significato profondo risiede nel concetto di "giustizia riparatrice": l'unzione di Iehu è il sigillo divino che autorizza lo sterminio del re sacrilego, di tutta la sua stirpe, della moglie Gezabel e dei profeti di Baal. Se Elia era stato il profeta della parola e del fuoco, Iehu è il braccio operativo che cancella fisicamente l'idolatria dalla terra d'Israele, restaurando l'ordine sacro violato. 

In questo senso abbiamo anche un potente archetipo che ritroviamo costantemente nelle storie popolari e nei cartoni animati:

• Il Re Leone (Simba): Simba è il parallelo moderno di Iehu. Dopo l'usurpazione del trono da parte dell'empio Scar (figura simile ad Acab), Simba viene "consacrato" nel suo ruolo di vero re prima dal battesimo simbolico di Rafiki e poi dalla visione di Mufasa nel cielo. La sua missione è identica a quella di Iehu: tornare per eradicare l'usurpatore e le iene (i falsi profeti), riportando la vita in una terra inaridita dal peccato.

• Re Artù (La Spada nella Roccia): Il momento in cui il giovane Artù estrae la spada è la sua unzione divina. In un regno allo sbando, privo di guida spirituale e morale, Artù viene scelto da una forza superiore (manifestata tramite Merlino, figura profetica simile a Elia/Eliseo) per portare giustizia e spazzare via l'oscurità dei signori della guerra.

• Harry Potter: Nella saga omonima, il protagonista è "il prescelto" da una profezia per porre fine a Voldemort. Come Iehu è investito del compito di distruggere non solo Acab ma l'intera radice del suo male, così Harry è lo strumento necessario per abbattere un potere sacrilego che ha cercato di farsi dio tramite l'immortalità forzata.

L'immagine della consacrazione di Iehu può essere paragonata all'accensione dell'ultima luce di un guardiano prima di una tempesta purificatrice: non è una luce che illumina per riscaldare, ma un segnale che annuncia l'arrivo della giustizia che spazzerà via ogni traccia di polvere e fango, affinché la terra possa tornare a essere degna del cielo.

Da non perdere anche il video su questa parte del pavimento, a cura di Crossmedia Group.

https://www.youtube.com/watch?v=2RqSnXZbRyE

Digita hashtag #tarsieduomosiena2526 per trovare tutti i post di questa serie. Dovrebbe funzionare.

Mi auguro che, attraverso questi racconti volutamente provocatori e non convenzionali, sia possibile avvicinare un numero maggiore di persone alla bellezza, alla spiritualità e a una consapevolezza più profonda delle verità ultime e interiori dell’essere umano.

 #tarsieduomosiena2526

#DuomoDiSiena #PavimentoDelDuomo #Siena #ArteSacra #StoriaDellArte #Iconografia #ArteRinascimentale #Beccafumi #Bibbia #AnticoTestamento #ProfetaElia #ReAcab #MonteCarmelo #SimbolismoCristiano #Archetipi #NarrazioneBiblica #CamminoSpirituale #ItinerarioIniziatico #TrasformazioneInteriore #MappaDellAnima #LetturaSimbolica #DivulgazioneCulturale #ArteESpiritualità #StoriaERacconto #MitiEFavole #ImmaginarioCollettivo #SpoilerDivini

a cura di Fabio Rugi

Istruttore di Yoga e Pilates, Musicista, Ricercatore di Alchimia e Antiche Tradizioni, Informatico

fonti:

Marilena Caciorgna, Il Pavimento del Duomo di Siena 

https://it.wikipedia.org/wiki/Pavimento_del_Duomo_di_Siena

sabato 27 dicembre 2025

Spoiler Divini (4): Elia nel Duomo di Siena; come le storie popolari ci hanno sempre spiegato la Bibbia; un cammino di trasformazione interiore attraverso le tarsie

Quarta parte

Pavimento_di_siena,_esagono,_sacrificio_dei_sacerdoti_di_baal_(beccafumi)


Proseguiamo il nostro cammino all'interno del grande esagono nel pavimento del Duomo di Siena.
Se sei interessato a leggere le puntate precedenti cerca indietro nella mia bacheca o digita hashtag #tarsieduomosiena2526 per trovare tutti i post di questa serie. Dovrebbe funzionare.

Il pavimento del Duomo di Siena non è un semplice apparato decorativo: è una vera e propria mappa di salvezza dell’anima. Intarsiato nel marmo, parla a ciascuno di noi come un itinerario iniziatico, guidando il fedele verso l’altare attraverso narrazioni archetipiche.

Diciamocelo: per molti la Bibbia ha lo stesso fascino di un manuale di istruzioni scritto in aramaico. Eppure, tra le sue pagine si nascondono trame che anticipano storie popolari famose a tutti.

Eccoci quindi di nuovo davanti al grande esagono del pavimento del Duomo di Siena, collocato lungo il percorso che conduce all’altare, sotto la cupola, e alle storie del profeta Elia, profondamente in sintonia con il tempo dell’Avvento.

Ma le sue vicende, se lette con gli “occhiali giusti”, rivelano codici universali che Hollywood ricicla da sempre. Non si tratta di “fantasy”: questi indizi sono letteralmente scolpiti nel pavimento del Duomo di Siena.

La mia tesi è che tali narrazioni possiedano una struttura così primordiale , archetipica, da riecheggiare incessantemente nei secoli, riaffiorando nelle fiabe popolari e persino nei racconti moderni. Storie appartenenti a contesti culturali diversissimi, ma che riflettono tutte una medesima verità fondamentale. Procediamo dunque con i racconti di oggi.

Questa sezione del pavimento non è una semplice decorazione, ma una potente narrazione visiva che traduce in pietra il drammatico scontro tra il profeta Elia e il re idolatra Acab, come descritto nel primo libro dei Re. Le scene iniziali, in particolare i tre incontri che danno avvio alla vicenda, sono orchestrate con superba abilità registica. Esse non si limitano a illustrare il testo biblico, ma preparano sapientemente il terreno per il tema centrale dell'intera opera: la prova definitiva della fede, manifestata attraverso il potere del sacrificio divino.

L’Urlo nel Silenzio: Il Dramma del Sacrificio Fallito di Beccafumi nel Duomo di Siena

La scena trae origine dal capitolo 18 del Primo Libro dei Re e segue la proposta di sfida lanciata dal profeta Elia: un duplice sacrificio per determinare, attraverso il fuoco divino, chi sia il vero Dio. Beccafumi immerge lo spettatore in un’atmosfera sospesa tra l'orrore e la tensione. Al centro della composizione si erge un altare "muto e inerte", attorno al quale si dispongono i quattrocentocinquanta sacerdoti di Baal in preda alla disperazione.

Mentre Elia li schernisce suggerendo che il loro dio possa essere addormentato o in viaggio, i sacerdoti entrano in un vero e proprio "furore profetico". L'artista senese rende visibile questa frenesia attraverso figure piegate in pose scomposte, impegnate in danze sfrenate e ferimenti inconsulti. Per tutto il giorno, invocano invano una risposta, arrivando a tagliarsi con spade e lance fino a grondare sangue, seguendo il loro costume rituale. La composizione contrappone la solenne monumentalità di alcune figure alla concitazione violenta di altre, sottolineando visivamente l’inutilità dei loro riti idolatrici.

Al di là del dato letterale, l'immagine è densa di significati spirituali che elevano il racconto a insegnamento spirituale universale. Essa rappresenta, prima di tutto, la vittoria della verità divina sull’inganno e sull'errore. Il fallimento dei sacerdoti non è solo un evento rituale, ma simboleggia l'impotenza dell'idolatria e la vacuità di chi disperde le proprie energie in false certezze.

In un senso più ampio, l’opera illustra un percorso di illuminazione spirituale: il sacrificio fallito anticipa la purificazione del popolo che avverrà attraverso la luce della vera fede. Beccafumi enfatizza questo concetto inserendo sullo sfondo una luminosità diffusa e piante rinverdite, simboli di speranza e rinnovamento che contrastano con il "nulla" del culto idolatrico. Inoltre, l'uso del termine "pseudopropheta" (falso profeta) nelle iscrizioni correlate suggerisce una coordinata ideologica precisa: la difesa dell'ortodossia contro le insidie delle eresie, che minacciano la vera religione come i sacerdoti di Baal minacciavano la fede d'Israele.

L'altare di Baal descritto da Beccafumi è come una scenografia teatrale maestosa ma priva di attori: per quanto il pubblico (i sacerdoti) urli e si agiti per far iniziare lo spettacolo, il sipario non si alzerà mai perché dietro non c'è alcuna realtà vivente, ma solo il vuoto di un'illusione. 

Questo potente concetto — il crollo della menzogna di fronte alla verità — trova una risonanza profonda nelle strutture delle fiabe classiche e delle storie popolari, dove l'inganno viene sistematicamente smascherato, nelle quali è comune il motivo dell'illusionista o dello stregone che fallisce nel dimostrare la propria potenza nel momento del bisogno. Questo fallimento è il parallelo esatto del "dio muto" di Baal: quando la vera prova arriva, il falso potere crolla, permettendo alla giustizia e alla verità di emergere attraverso un protettore divino o un eroe.


L'Epifania del Fuoco: Il Sacrificio di Elia nel Duomo di Siena

Pavimento_di_siena,_esagono,_sacrificio_di_elia_(beccafumi)


La seconda scena si svolge in un’atmosfera di concitato stupore e intensa ammirazione. Dopo il fallimento dei profeti di Baal, Elia prepara il suo altare utilizzando dodici pietre, simbolo delle tribù dei figli di Giacobbe. Per dimostrare l'irresistibile potenza divina, il profeta ordina di versare per tre volte abbondante acqua sopra l'olocausto e la legna, fino a riempire il canale scavato intorno all'altare.

Al culmine della preghiera di Elia, avviene il prodigio: il fuoco del Signore scende dal cielo. Beccafumi immortala l’istante esatto in cui la fiammata divina consuma non solo la vittima, ma anche la legna, le pietre, la terra e prosciuga l'acqua del canale. La composizione spaziale è magistrale: in uno scenario scosceso, segnato da forti contrasti di luce e ombra, il senso di movimento è reso dalle figure dei due servi stramazzati a terra con le anfore rovesciate, i cui corpi richiamano la monumentalità michelangiolesca.

A un livello più profondo, l'immagine trascende la cronaca biblica per farsi veicolo di significati trascendenti. La didascalia che accompagna l'opera celebra l’epifania divina descrivendo il fuoco come "ignis celitus missus" (fuoco mandato dal cielo). Questo termine, nell'esegesi cristiana, non indica solo un fenomeno fisico, ma è una metafora dello Spirito Santo che scende per illuminare la realtà spirituale.

Il sacrificio di Elia è come un faro improvviso che squarcia una notte di nebbia: non ha bisogno di gridare per dimostrare la sua presenza; la sua sola luce annulla l'oscurità e rende visibile la via che prima era nascosta dal dubbio.

Il sacrificio di Elia assume una valenza tipologica fondamentale: il profeta è considerato una "figura dello stesso Cristo". In questo senso, il fuoco che discende sull'altare rappresenta il trionfo della Verità sull'errore e dell'ortodossia sull'eresia. Mentre i sacerdoti di Baal restano "muti e inerti" nel loro vuoto rituale, Elia manifesta la presenza del "Dio vivente", prefigurando la vittoria definitiva della luce divina sulle tenebre del peccato. L'atto di riparare l'altare del Signore simboleggia la restaurazione dell'ordine spirituale e il ritorno del popolo alla vera fede.

Il significato spirituale del "riconoscimento della verità" attraverso una prova impossibile trova echi profondi in storie popolari e cartoni animati, aiutando a comprendere il concetto di epifania; ne "La Spada nella Roccia (Disney)", innumerevoli cavalieri provano con la forza bruta a estrarre la spada, fallendo miseramente (proprio come i profeti di Baal con le loro danze disperate). Quando il giovane Semola, l'umile e "giusto" protagonista, tocca l'elsa, un raggio di luce divina lo avvolge e la spada si libera senza sforzo. Questo momento ha lo stesso valore del sacrificio di Elia: è la Verità che si manifesta da sé davanti a testimoni ammirati, rivelando chi sia il vero re scelto dal destino (o da Dio).

Ne "Il Re Leone", la terra di Simba, sotto il regno dell'usurpatore Scar, è inaridita e sterile. Solo quando il vero re riconosce la sua identità e sconfigge l'errore (Scar), il fuoco purificatore e la pioggia tornano a fecondare la terra. Come nel caso di Elia, la vittoria sulla menzogna permette alla Grazia (la pioggia/il fuoco divino) di tornare a scorrere nel mondo.


La Spada della Verità: Il Dramma del Torrente Cison nel Duomo di Siena

Pavimento_di_siena,_esagono,_uccisione_dei_sacerdoti_di_baal_(beccafumi)

Nella terza scena Beccafumi traduce visivamente il versetto biblico (1 Re 18,40) in cui Elia, dopo il trionfo del fuoco celeste, ordina: "Prendete i profeti di Baal: non ne sfugga neppure uno!". L’artista non si limita a una semplice illustrazione, ma immagina una vera e propria esecuzione multipla.

Sulla destra dell’esagono, si vedono i corpi degli adoratori degli idoli riversi sul greto sassoso del torrente Cison. La scena è concitata e violenta: i falsi profeti vengono lapidati, passati per le armi e finiti a bastonate. Un elemento di forte impatto è la partecipazione di un flusso ininterrotto di popolo, guidato da bambini scatenati che partecipano al linciaggio o forniscono le pietre per l'esecuzione. La composizione è dominata da un moto vorticoso che percorre una scena scoscesa e frastagliata, tipica del linguaggio drammatico di Beccafumi. In secondo piano, tuttavia, la tensione si scioglie: si scorge Elia in preghiera con il capo tra le ginocchia, mentre un fanciullo gli annuncia la vista di una "nuvoletta sorgente dal mare", segno dell'imminente fine della siccità.

Questa figura è come il colpo di spugna finale su una lavagna piena di errori: può sembrare un gesto brusco, ma è l'unico modo per poter scrivere di nuovo una storia pulita e vera.

Il profondo e trascendentale concetto della "rimozione del falso per il ritorno del bene" è un archetipo narrativo che ritroviamo in storie popolari e cartoni animati: nella versione classica di Cenerentola dei  Fratelli Grimm, le sorellastre tentano di ingannare il principe mutilando i propri piedi per farli entrare nella scarpetta (un "falso sacrificio"). Il loro smascheramento e la successiva punizione (nella versione dei Grimm vengono accecate dagli uccelli) rappresentano l'eliminazione dell'inganno che permette il trionfo della vera sposa/regina.

Da non perdere anche il video su questa parte del pavimento, a cura di Crossmedia Group.

https://www.youtube.com/watch?v=2RqSnXZbRyE

Digita hashtag #tarsieduomosiena2526 per trovare tutti i post di questa serie. Dovrebbe funzionare.

Mi auguro che, attraverso questi racconti volutamente provocatori e non convenzionali, sia possibile avvicinare un numero maggiore di persone alla bellezza, alla spiritualità e a una consapevolezza più profonda delle verità ultime e interiori dell’essere umano.

 #tarsieduomosiena2526

#DuomoDiSiena #PavimentoDelDuomo #Siena #ArteSacra #StoriaDellArte #Iconografia #ArteRinascimentale #Beccafumi #Bibbia #AnticoTestamento #ProfetaElia #ReAcab #MonteCarmelo #SimbolismoCristiano #Archetipi #NarrazioneBiblica #CamminoSpirituale #ItinerarioIniziatico #TrasformazioneInteriore #MappaDellAnima #LetturaSimbolica #DivulgazioneCulturale #ArteESpiritualità #StoriaERacconto #MitiEFavole #ImmaginarioCollettivo #SpoilerDivini

a cura di Fabio Rugi

Istruttore di Yoga e Pilates, Musicista, Ricercatore di Alchimia e Antiche Tradizioni, Informatico


fonti:

Marilena Caciorgna, Il Pavimento del Duomo di Siena 

https://it.wikipedia.org/wiki/Pavimento_del_Duomo_di_Siena




lunedì 22 dicembre 2025

Spoiler Divini (3): Elia nel Duomo di Siena; come le storie popolari ci hanno sempre spiegato la Bibbia; un cammino di trasformazione interiore


Terza parte

Proseguiamo il nostro cammino all'interno del grande esagono nel pavimento del Duomo di Siena.
Se sei interessato a leggere le puntate precedenti cerca indietro nella mia bacheca o digita hashtag #tarsieduomosiena2526 per trovare tutti i post di questa serie. Dovrebbe funzionare.

Il pavimento del Duomo di Siena non è un semplice apparato decorativo: è una vera e propria mappa di salvezza dell’anima. Intarsiato nel marmo, parla a ciascuno di noi come un itinerario iniziatico, guidando il fedele verso l’altare attraverso narrazioni archetipiche.

Diciamocelo: per molti la Bibbia ha lo stesso fascino di un manuale di istruzioni scritto in aramaico. Eppure, tra le sue pagine si nascondono trame che anticipano storie popolari famose a tutti.

Eccoci quindi di nuovo davanti al grande esagono del pavimento del Duomo di Siena, collocato lungo il percorso che conduce all’altare, sotto la cupola, e alle storie del profeta Elia, profondamente in sintonia con il tempo dell’Avvento.

Ma le sue vicende, se lette con gli “occhiali giusti”, rivelano codici universali che Hollywood ricicla da sempre. Non si tratta di “fantasy”: questi indizi sono letteralmente scolpiti nel pavimento del Duomo di Siena.

La mia tesi è che tali narrazioni possiedano una struttura così primordiale , archetipica, da riecheggiare incessantemente nei secoli, riaffiorando nelle fiabe popolari e persino nei racconti moderni. Storie appartenenti a contesti culturali diversissimi, ma che riflettono tutte una medesima verità fondamentale. Procediamo dunque con i racconti di oggi.

Questa sezione del pavimento non è una semplice decorazione, ma una potente narrazione visiva che traduce in pietra il drammatico scontro tra il profeta Elia e il re idolatra Acab, come descritto nel primo libro dei Re. Le scene iniziali, in particolare i tre incontri che danno avvio alla vicenda, sono orchestrate con superba abilità registica. Esse non si limitano a illustrare il testo biblico, ma preparano sapientemente il terreno per il tema centrale dell'intera opera: la prova definitiva della fede, manifestata attraverso il potere del sacrificio divino.

1- L'Incontro tra Acab e Abdia: In una terra devastata dalla siccità, il corrotto Re Acab manda il suo fedele servitore in una missione disperata per salvare il bestiame. Non sa che il problema non è la terra, ma il suo cuore.

La prima scena stabilisce con efficacia il contesto di una profonda crisi spirituale e materiale. Il regno è afflitto da una siccità devastante, conseguenza diretta dell'empietà del suo sovrano. Qui Beccafumi introduce le due forze in campo: da un lato il potere terreno, corrotto e sterile, incarnato dal Re Acab; dall'altro la fede, silenziosa e nascosta, rappresentata dal suo maggiordomo Abdia, un uomo giusto costretto a servire un padrone indegno.

Nella losanga, Beccafumi ci immerge in un paesaggio desolato, scandito da alberi stecchiti che simboleggiano la terra inaridita. Le due figure dominano la composizione. A sinistra, Re Acab, con la mano destra alzata in un gesto di comando, ordina al suo maggiordomo di perlustrare il paese. La sua è una missione disperata e pragmatica: trovare erba sufficiente per salvare il bestiame dalla carestia che lui stesso ha provocato. Abdia, a destra, ascolta l'ordine, pronto a mettersi in cammino.

Il significato profondo di questa scena trascende il racconto. Acab è descritto nel testo biblico come "impiissimus, sacrilegus, idolatra", l'epitome del sovrano che ha tradito il suo Dio e il suo popolo, rendendo la terra infruttuosa. Abdia, al contrario, è un uomo "molto timorato di Dio", la cui fede non è passiva ma attiva. La sua rettitudine si manifesta in un atto di coraggiosa resistenza: come narra la Bibbia, "quando Gezabel mandava a morte i profeti del Signore, ne aveva nascosti cento in due grotte e li aveva sfamati". Il loro incontro rappresenta dunque il conflitto tra un potere corrotto, che cerca soluzioni materiali a un problema spirituale, e la speranza nascosta di una fede che opera silenziosamente nell'ombra, resistendo attivamente al male in attesa del momento giusto per rivelarsi.

Questo archetipo narrativo trova un'eco sorprendente in una delle storie più amate della cultura popolare: Il Re Leone. Re Acab, il cui regno è segnato dalla siccità e dalla carestia, può essere paragonato a Scar, l'usurpatore che ha sconvolto l'equilibrio delle Terre del Branco. Il suo fedele servitore Abdia ricorda Zazu, il maggiordomo leale ma impotente. Proprio come Scar invia Zazu in missioni futili per mantenere un'illusione di controllo, Acab manda Abdia a perlustrare una terra resa arida dalla sua stessa empietà, ignaro che il vero potere sta per manifestarsi altrove.

Con questo primo passo, la narrazione è avviata. Abdia si mette in cammino, ma il suo destino è di incontrare una figura di potere ben superiore a quella del re che serve.

2-Abdia e il Profeta Elia: Durante il suo cammino, il servo incontra in segreto il profeta Elia, l'unica vera speranza per un popolo che ha perso la via. È l'inizio della fine per il regno del tiranno! 

Questo secondo pannello segna un punto di svolta cruciale. È il momento in cui la resistenza nascosta e la fede silenziosa di Abdia entrano finalmente in contatto con il potere divino incarnato dal profeta Elia. L'incontro non è casuale, ma un segnale inequivocabile che il tempo dell'attesa è finito e che una sfida diretta all'ordine corrotto del re è ormai imminente.

Beccafumi crea una evidente continuità visiva con la scena precedente, mantenendo lo stesso paesaggio inaridito dalla carestia. La composizione è quasi speculare: Abdia, che avevamo lasciato sulla destra, è ora collocato a sinistra. Il suo linguaggio del corpo è completamente trasformato. Non è più il servitore che riceve un ordine, ma un devoto che riconosce una potenza superiore. L'artista lo raffigura in un atteggiamento riverente, prostrato con il volto a terra davanti alla figura imponente di Elia, come narra il testo biblico: "riconosciutolo, si prostrò con la faccia a terra".

L'atto di Abdia non è un gesto di semplice timore, ma di profondo riconoscimento. In Elia, egli non vede solo un uomo, ma l'autorità divina, il messaggero inviato a salvare Israele. Questo momento rappresenta l'istante in cui il vero servo di Dio riconosce la voce del suo Signore, un preludio alla salvezza. Nell'esegesi cristiana, Elia è una figura che prefigura sia Giovanni Battista sia Cristo stesso. La riverenza di Abdia, quindi, può essere letta come l'archetipo della fede che riconosce la venuta del salvatore e si sottomette alla sua volontà.

Questo incontro risuona con un archetipo narrativo profondamente radicato nelle fiabe e nei miti: l'incontro con l'eroe inatteso. La scena evoca il momento in cui un umile abitante di un villaggio oppresso incontra nel bosco un mago sotto mentite spoglie, come Merlino, o il re legittimo in esilio, come Aragorn. È l'incontro tra una persona comune che subisce un'ingiustizia e l'unica figura che possiede la conoscenza o il potere per ripristinare l'ordine. In quell'istante, come accade per Abdia, vi è un'immediata e istintiva presa di coscienza della straordinaria importanza di chi si ha di fronte.

Questo incontro è il catalizzatore che accende la miccia. Ora che il messaggero divino è apparso, lo scontro finale tra il profeta e il re diventa inevitabile.

3-Elia di Fronte ad Acab: La resa dei conti! Elia sfida apertamente il re e i suoi 450 falsi profeti sul Monte Carmelo. La proposta è audace: due altari, due sacrifici. Solo il vero Dio risponderà con il fuoco dal cielo!

La tensione accumulata nelle scene precedenti esplode in questo pannello centrale. Non assistiamo più a un dialogo segreto o a un ordine impartito nell'ombra, ma a un confronto pubblico e drammatico. Sul Monte Carmelo, la verità divina, incarnata da Elia, sfida apertamente la corruzione terrena di Acab, proponendo una prova di potere definitiva e inappellabile.

Nell'esagono centrale, Beccafumi orchestra un vero e proprio incontro-scontro. In primo piano, Elia e Acab si fronteggiano. Il profeta domina la scena con un atteggiamento imperioso, la mano destra alzata non più per impartire un ordine mondano, ma per lanciare una sfida divina. Intorno a loro si dispone una folla composita, formata dal popolo d'Israele e dai quattrocentocinquanta profeti di Baal. Sullo sfondo, sul Monte Carmelo, si intravedono già i due giovenchi destinati al duplice sacrificio che deciderà le sorti della contesa.

Al di là di potenti significato allegorici, la sfida sul Monte Carmelo è un classico duello di potere che trova un parallelo affascinante in un celebre scontro della fantasia: il duello di magia tra Merlino e Maga Magò ne La Spada nella Roccia della Disney. Sebbene il tono sia comico, la struttura di fondo è identica. Non è un combattimento di forza fisica, ma una contesa pubblica basata su regole precise, concepita per dimostrare chi possiede la vera "magia", ovvero il favore e il potere superiori. Entrambi gli scontri sono una lezione pubblica in cui l'inganno e la falsa potenza vengono sconfitti dalla sapienza e dalla verità.

Le tre scene dell'esagono di Beccafumi non sono episodi isolati, ma una trilogia narrativa attentamente costruita per generare un'inarrestabile crescita della tensione drammatica. L'artista ci guida con maestria da una crisi silenziosa e opprimente (la siccità e l'ordine di Acab), attraverso un incontro segreto carico di speranza (Abdia ed Elia), fino a una sfida pubblica e irrevocabile (il confronto sul Monte Carmelo). Questo crescendo narrativo, che si sposta dal privato al pubblico, dal nascosto al manifesto, prepara perfettamente lo spettatore al cuore tematico dell'intera opera: il sacrificio divino, l'unico atto capace di rivelare la verità, sconfiggere l'idolatria e, infine, riportare la pioggia purificatrice sulla terra.

Le storie di Elia protagonista assoluto e profeta del vero Dio, contrapposto al re Acab, simbolo del sovrano empio e idolatra,  illustrano un ampio ciclo tratto soprattutto dal Primo libro dei Re (cc. 17–22) e, per la conclusione, dal Secondo libro dei Re (c. 2). 

Da non perdere anche il video su questa parte del pavimento, a cura di Crossmedia Group.

https://www.youtube.com/watch?v=2RqSnXZbRyE

Digita hashtag #tarsieduomosiena2526 per trovare tutti i post di questa serie. Dovrebbe funzionare.

Mi auguro che, attraverso questi racconti volutamente provocatori e non convenzionali, sia possibile avvicinare un numero maggiore di persone alla bellezza, alla spiritualità e a una consapevolezza più profonda delle verità ultime e interiori dell’essere umano.

#DuomoDiSiena #PavimentoDelDuomo #Siena #ArteSacra #StoriaDellArte #Iconografia #ArteRinascimentale #Beccafumi #Bibbia #AnticoTestamento #ProfetaElia #ReAcab #MonteCarmelo #SimbolismoCristiano #Archetipi #NarrazioneBiblica #CamminoSpirituale #ItinerarioIniziatico #TrasformazioneInteriore #MappaDellAnima #LetturaSimbolica #DivulgazioneCulturale #ArteESpiritualità #StoriaERacconto #MitiEFavole #ImmaginarioCollettivo #SpoilerDivini

 #tarsieduomosiena2526


a cura di Fabio Rugi

Istruttore di Yoga e Pilates, Musicista, Ricercatore di Alchimia e Antiche Tradizioni, Informatico


fonti:

Marilena Caciorgna, Il Pavimento del Duomo di Siena 

https://it.wikipedia.org/wiki/Pavimento_del_Duomo_di_Siena




 









domenica 21 dicembre 2025

Solstizio d'inverno: Lo strano caso dell'origine astronomica del Natale e di Dante tra le Stelle

Vi siete mai chiesti perché festeggiamo il Natale proprio il 25 dicembre? Non è solo una data sul calendario, ma un affascinante intreccio tra astronomia, simbolismo e... un pizzico di mistero che coinvolge persino il Sommo Poeta!

Il Sole "muore" sulla Croce per poi rinascere Tutto inizia con il solstizio d'inverno. Dal solstizio d'estate in poi, le giornate si accorciano e, osservando dal nostro emisfero nord, il Sole sembra diventare più piccolo e debole mentre si sposta verso sud. Il 22 dicembre, il Sole raggiunge il punto più basso sull'orizzonte e, incredibilmente, sembra fermarsi per circa tre giorni. In questo periodo di "pausa", il Sole rimane in asse con una costellazione chiamata Croce del Sud.

Immaginate il Sole come un attore protagonista che, dopo una lunga stagione di spettacoli, sembra uscire di scena e restare dietro le quinte per tre giorni di silenzio. Il 25 dicembre è il momento in cui, tra gli applausi della natura, l'attore torna sul palco per dare inizio a un nuovo, luminosissimo atto.

Proprio il 25 dicembre, il Sole ricomincia a muoversi di un grado, segnando l'inizio di giornate più lunghe e calde. Simbolicamente, è come se il Sole (o la divinità) morisse sulla "croce" per risorgere dopo tre giorni, portando nuova vita alla natura. Il Natale è quindi strettamente legato a questo evento astronomico di rinascita della luce.

Ma qui la storia si tinge anche di giallo. La costellazione della Croce del Sud non è visibile dall'Europa o dall'Italia. Eppure, nel primo canto del Purgatorio, Dante Alighieri sembra descriverla con estrema precisione tre secoli prima che i navigatori occidentali la scoprissero ufficialmente!

Dante scrive di aver visto nel cielo australe "quattro stelle non viste mai fuor ch’a la prima gente". Com'è possibile che il poeta conoscesse queste fiammelle celesti? 

  • I’ mi volsi a man destra, e puosi mente 
  • a l’altro polo, e vidi quattro stelle 
  • non viste mai fuor ch’a la prima gente.
  • Goder pareva ‘l ciel di lor fiammelle: 
  • oh settentrional vedovo sito, 
  • poi che privato se’ di mirar quelle!


Ho anche verificato questo fatto simulando il 25 dicembre a Gerusalemme su Stellarium, noto programmino freeware di simulazione astronomica. In effetti è carinissimo vedere che all'alba del 25 a Gerusalemme la costellazione dal nome così evocativo si stanzia esattamente al polo sud.

Sono dettagli che lasciano a bocca aperta: "qui gatta ci cova", verrebbe da dire, anche perché il legame tra la Commedia e questi eventi celesti è davvero profondo

Che si tratti di un'antica conoscenza perduta o di una straordinaria intuizione poetica, il Natale e le stelle continuano a raccontarci una storia di luce che sconfigge le tenebre.

a cura di Fabio Rugi

Istruttore di Yoga e Pilates, Musicista, Ricercatore di Alchimia e Antiche Tradizioni, Informatico

Fonti

• Dante Alighieri: Divina Commedia, Purgatorio, Canto I, versi 21-27.

• Analisi astronomica: Simulazioni del cielo di Gerusalemme tramite il software Stellarium.

#Natale #Solstizio #DanteAlighieri #Astronomia #Mistero #CroceDelSud #Simbolismo #Storia







Yoga Terapia - Prescrizione Sociale e salute creativa nel Regno Unito

L'integrazione tra la medicina convenzionale e le pratiche olistiche sta vivendo un momento di profonda trasformazione nel Regno Unito, ...