Quinta parte
Concludiamo il nostro cammino all'interno del grande esagono nel pavimento del Duomo di Siena.
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Il pavimento del Duomo di Siena non è un semplice apparato decorativo: è una vera e propria mappa di salvezza dell’anima. Intarsiato nel marmo, parla a ciascuno di noi come un itinerario iniziatico, guidando il fedele verso l’altare attraverso narrazioni archetipiche.
Diciamocelo: per molti la Bibbia ha lo stesso fascino di un manuale di istruzioni scritto in aramaico. Eppure, tra le sue pagine si nascondono trame che anticipano storie popolari famose a tutti.
Eccoci quindi di nuovo davanti al grande esagono del pavimento del Duomo di Siena, collocato lungo il percorso che conduce all’altare, sotto la cupola, e alle storie del profeta Elia, profondamente in sintonia con il tempo dell’Avvento.
Ma le sue vicende, se lette con gli “occhiali giusti”, rivelano codici universali che possiedano una struttura così primordiale , archetipica, da riecheggiare incessantemente nei secoli, riaffiorando nelle fiabe popolari e persino nei racconti moderni. Storie appartenenti a contesti culturali diversissimi, ma che riflettono tutte una medesima verità fondamentale. Procediamo dunque con i racconti di oggi.
Il Sangue del Tiranno: La Fine di Acab Questa sezione del pavimento trae ispirazione diretta dalle battute finali del Primo Libro dei Re. Franchi raffigura Acab morente sul suo carro, immerso in uno scenario di battaglia che le fonti descrivono come "sempre più violenta". Il re, che aveva cercato di sfuggire al destino travestendosi per non essere riconosciuto, viene colpito "per caso" da una freccia scagliata da un arciere siriano.
Acab rappresenta l’uomo che, pur avvertito dal Sermo Domini (la Parola del Signore), persiste nell'errore, nell'idolatria e nell'ingiustizia sociale, come dimostrato dall'usurpazione della vigna di Nabot.
Ma il suo carro e la sua fine fungono da monito: la violenza del potente sul debole non resta mai senza risposta. A un livello spirituale, la morte di Acab non è una semplice sconfitta militare, ma la manifestazione ineluttabile della Giustizia Divina, una forza metafisica che non può essere deviata, nemmeno dai travestimenti o dalle astuzie del potente. Il sangue di Acab che viene leccato dai cani simboleggia la dissoluzione totale della gloria terrena quando questa è costruita sul peccato e sulla violenza. Mentre il giusto viene esaltato, l'empio incontra una fine che lo priva della dignità regale, riducendolo a materia consumata dalle bestie. Alla fine, la verità ha una sua inerzia e ogni debito spirituale viene riscosso.
Il concetto della "morte dell'usurpatore" che cade vittima della propria stessa empietà è un archetipo potente che risuona in molte storie popolari e cartoni animati, dove la fine del cattivo assume un valore quasi rituale di restaurazione dell'ordine: Nel Re Leone (Disney) Scar, proprio come Acab, è un sovrano usurpatore e "sacrilego" che ha costruito il suo trono sul sangue del fratello (Nabot/Mufasa). La sua fine per mano delle iene — le stesse "bestie" che lo avevano servito — ricalca perfettamente l’anagogia dei cani che leccano il sangue di Acab. In entrambi i casi, il male viene consumato dagli stessi strumenti di cui si era servito, e la sua "gloria" finisce nella polvere, lavata via dalla pioggia della giustizia. Nella Biancaneve (Fratelli Grimm) La Regina Cattiva, accecata dalla cupidigia e dalla vanità, incontra una fine violenta e simbolica. Nelle versioni antiche, è costretta a ballare con scarpe di ferro roventi fino a morire. Questo "fuoco" che la consuma non è il fuoco salvifico di Elia, ma il fuoco del giudizio, una punizione estenuata che riflette la sofferenza inflitta agli altri, proprio come l'agonia di Acab sul carro riflette il dolore causato dal suo governo empio.
La morte di Acab sulla sua lettiga regale può essere paragonata a una magnifica nave che affonda carica d’oro: per quanto sia imponente e ricca, il peso eccessivo del tesoro rubato (il sangue di Nabot e l'idolatria) è proprio ciò che la trascina inesorabilmente verso il fondo scuro, dove la sua bellezza non serve più a nulla e resta solo il silenzio dell'abisso.
L'Ascensione di Elia
L'immagine si concentra esclusivamente sul momento culminante della vita del profeta: uno dei vertici emotivi e simbolici dell'intero pavimento, l'apoteosi del profeta Elia, la sua assunzione in cielo (secondo libro dei Re 2,11). Il carro di fuoco, disegnato sul marmo con straordinaria maestria in moto ascensionale, è condotto da due cavalli guidati da due angeli, descritti nel Salmo 103,4 (citato da San Paolo, come "ministri fiamma di fuoco".
In chiave spirituale, l’episodio annuncia che la comunione con Dio supera i limiti della condizione terrena e che l’esistenza umana è ordinata all’elevazione definitiva dell’anima verso il cielo. Il carro di fuoco simboleggia il corpo trasformato e glorificato e la potenza trasfigurante di Dio, che rende l’uomo capace di entrare nella dimensione celeste. Il fuoco, elemento teofanico, indica la purificazione ultima e la presenza diretta di Dio, mentre il movimento ascensionale allude al passaggio dall’ordine temporale a quello eterno. I cavalli condotti dagli angeli rappresentano le forze celesti che accompagnano l’anima nel suo ingresso nella patria celeste: l’uomo non si salva da solo, ma viene assunto e guidato da Dio stesso verso la pienezza della vita eterna.
Il concetto dell'ascesa divina come ricompensa per la virtù o come ritorno a una patria celeste si ritrova in diverse narrazioni popolari e classiche, che aiutano a visualizzare la potenza di questo passaggio di stato:
• Hercules (Disney): Nel momento culminante, dopo aver compiuto un atto di sacrificio supremo e aver dimostrato di essere un "vero eroe", Hercules viene avvolto da una luce dorata e ascende all'Olimpo tra le divinità; la virtù e la fedeltà alla propria missione "bruciano" i limiti mortali, permettendo all'eroe/profeta di cavalcare verso la gloria divina.
Per comprendere appieno questo concetto si può immaginare il carro di Elia come una calamita divina che attira a sé l'oro purissimo dopo che è stato forgiato nel fuoco della prova. Se la vita terrena è il crogiolo, Elia è il metallo nobile che, privato di ogni scoria di idolatria, non può far altro che volare verso l'alto, attratto dalla forza irresistibile di quel "carro di fuoco" che è, in ultima analisi, l'amore stesso di Dio che reclama i suoi fedeli.
Un elemento fondamentale è il contrasto con l’esagono centrale: mentre Acab muore su un carro intriso di sangue e dolore, Elia ascende al cielo su un carro di fuoco. Questa opposizione simmetrica indica i due destini ultimi dell’umanità: la morte estenuata di chi segue l'idolatria contro l'apoteosi luminosa di chi serve il "Dio verissimo".
Il Braccio della Giustizia: La Consacrazione di Iehu
L’immagine rappresenta un tassello fondamentale per la chiusura del ciclo narrativo e teologico dedicato alle Storie di Elia e Acab. Situata nell’ultimo rombo sulla sinistra della sezione inferiore del grande esagono sotto la cupola, l'opera illustra l'episodio della Consacrazione di Iehu, il nuovo re d'Israele. La scena cattura il momento solenne in cui Iehu riceve l'unzione regale, un atto che non è solo politico ma squisitamente divino. Egli viene infatti unto per esplicita volontà del Signore, inizialmente manifestata a Elia e successivamente portata a compimento attraverso l'intervento del suo successore, il profeta Eliseo, l'attivazione di un necessario anticorpo spirituale destinato a salvare l'intero corpo sociale dalla corruzione definitiva.
L’immagine è strategicamente collocata per lanciare un'ulteriore e definitiva minaccia su re Acab, che appare morente nella tarsia precedente. Mentre Acab consuma la sua agonia terrena, la figura di Iehu sorge come la risposta definitiva della giustizia celeste all'empietà del sovrano.
In senso spirituale, Iehu non è solo un condottiero, ma lo strumento scelto da Dio per operare la distruzione definitiva del sistema di male costruito da Acab e Gezabel, prefigura la forza della Verità che, alla fine dei tempi, separerà definitivamente il bene dal male, non lasciando spazio ad alcuna ambiguità eretica. Il significato profondo risiede nel concetto di "giustizia riparatrice": l'unzione di Iehu è il sigillo divino che autorizza lo sterminio del re sacrilego, di tutta la sua stirpe, della moglie Gezabel e dei profeti di Baal. Se Elia era stato il profeta della parola e del fuoco, Iehu è il braccio operativo che cancella fisicamente l'idolatria dalla terra d'Israele, restaurando l'ordine sacro violato.
In questo senso abbiamo anche un potente archetipo che ritroviamo costantemente nelle storie popolari e nei cartoni animati:
• Il Re Leone (Simba): Simba è il parallelo moderno di Iehu. Dopo l'usurpazione del trono da parte dell'empio Scar (figura simile ad Acab), Simba viene "consacrato" nel suo ruolo di vero re prima dal battesimo simbolico di Rafiki e poi dalla visione di Mufasa nel cielo. La sua missione è identica a quella di Iehu: tornare per eradicare l'usurpatore e le iene (i falsi profeti), riportando la vita in una terra inaridita dal peccato.
• Re Artù (La Spada nella Roccia): Il momento in cui il giovane Artù estrae la spada è la sua unzione divina. In un regno allo sbando, privo di guida spirituale e morale, Artù viene scelto da una forza superiore (manifestata tramite Merlino, figura profetica simile a Elia/Eliseo) per portare giustizia e spazzare via l'oscurità dei signori della guerra.
• Harry Potter: Nella saga omonima, il protagonista è "il prescelto" da una profezia per porre fine a Voldemort. Come Iehu è investito del compito di distruggere non solo Acab ma l'intera radice del suo male, così Harry è lo strumento necessario per abbattere un potere sacrilego che ha cercato di farsi dio tramite l'immortalità forzata.
L'immagine della consacrazione di Iehu può essere paragonata all'accensione dell'ultima luce di un guardiano prima di una tempesta purificatrice: non è una luce che illumina per riscaldare, ma un segnale che annuncia l'arrivo della giustizia che spazzerà via ogni traccia di polvere e fango, affinché la terra possa tornare a essere degna del cielo.
Da non perdere anche il video su questa parte del pavimento, a cura di Crossmedia Group.
https://www.youtube.com/watch?v=2RqSnXZbRyE
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Mi auguro che, attraverso questi racconti volutamente provocatori e non convenzionali, sia possibile avvicinare un numero maggiore di persone alla bellezza, alla spiritualità e a una consapevolezza più profonda delle verità ultime e interiori dell’essere umano.
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a cura di Fabio Rugi
Istruttore di Yoga e Pilates, Musicista, Ricercatore di Alchimia e Antiche Tradizioni, Informatico
fonti:
Marilena Caciorgna, Il Pavimento del Duomo di Siena
https://it.wikipedia.org/wiki/Pavimento_del_Duomo_di_Siena