sabato 20 dicembre 2025

Spoiler Divini (2): Elia nel Duomo di Siena; come le storie popolari ci hanno sempre spiegato la Bibbia; un cammino di trasformazione interiore

Seconda Parte


Il pavimento del Duomo di Siena non è un semplice apparato decorativo: è una vera e propria mappa di salvezza dell’anima.


Intarsiato nel marmo, parla a ciascuno di noi come un itinerario iniziatico, guidando il fedele verso l’altare attraverso narrazioni archetipiche.

Diciamocelo: per molti la Bibbia ha lo stesso fascino di un manuale di istruzioni scritto in aramaico. Eppure, tra le sue pagine si nascondono trame che anticipano Kung Fu Panda e Il Re Leone.

Eccoci quindi di nuovo davanti al grande esagono del pavimento del Duomo di Siena, collocato lungo il percorso che conduce all’altare, sotto la cupola, e alle storie del profeta Elia, profondamente in sintonia con il tempo dell’Avvento.

Se sei interessato a leggere le puntate precedenti cerca indietro nella mia bacheca o digita hashtag #tarsieduomosiena2526 per trovare tutti i post di questa serie. Dovrebbe funzionare.

Ma le sue vicende, se lette con gli “occhiali giusti”, rivelano codici universali che Hollywood ricicla da sempre. Non si tratta di “fantasy”: questi indizi sono letteralmente scolpiti nel pavimento del Duomo di Siena.

La mia tesi è che tali narrazioni possiedano una struttura così primordiale , archetipica, da riecheggiare incessantemente nei secoli, riaffiorando nelle fiabe popolari e persino nei racconti moderni. Storie appartenenti a contesti culturali diversissimi, ma che riflettono tutte una medesima verità fondamentale. Procediamo dunque con i racconti di oggi.

Durante la grande siccità che colpisce Israele, il profeta Elia — nutrito dai corvi, come abbiamo visto nella prima puntata — è costretto ad abbandonare il torrente Carit, ormai prosciugato. Dio lo invia allora a Sarepta, una città straniera, al di fuori dei confini d’Israele. Qui avviene uno degli incontri più toccanti dell’intero ciclo biblico: quello tra Elia e una vedova poverissima, sola e senza speranza.

La donna sta raccogliendo pochi rami per preparare l’ultimo pasto per sé e per il figlio, certa che dopo non resterà altro che morire di fame. Elia, viandante e profeta, le chiede prima dell’acqua e poi un po’ di pane. La risposta della vedova è disarmante: non possiede nulla se non una manciata di farina e un filo d’olio, insufficienti persino per sopravvivere un solo giorno in più. Eppure Elia le chiede di fidarsi, di donare comunque quel poco che ha, assicurandole che, per volontà di Dio, la farina e l’olio non verranno meno fino alla fine della carestia.

La donna accetta, compiendo un gesto di fiducia radicale. Il miracolo si realizza: il cibo non si esaurisce e la casa della vedova diventa luogo di salvezza. Nella scena, rappresentata con estrema semplicità nelle immagini del pavimento senese, Elia appare come un uomo in cammino; la vedova come una figura umile e silenziosa; l’ambiente spoglio accentua la durezza della carestia. Qui Elia non è profeta di castigo, ma mediatore di misericordia, e la fede autentica nasce paradossalmente fuori da Israele, nella casa di una straniera.

Ma il racconto biblico non si arresta alla sopravvivenza. Dopo questo fragile equilibrio, irrompe la tragedia: il figlio della vedova si ammala gravemente e muore. Il dolore è totale. La donna accusa Elia, vedendo nella morte del figlio un castigo per i propri peccati. È il momento più drammatico del racconto, quello in cui la fede viene messa alla prova fino in fondo.

Elia prende il bambino e lo porta nella stanza superiore della casa, uno spazio separato e silenzioso. Qui prega intensamente e si stende per tre volte sul corpo del fanciullo, in un gesto che esprime un’intercessione totale, fisica e spirituale. Non è magia, ma un abbandono completo alla volontà di Dio. La preghiera viene ascoltata: il bambino torna in vita. Elia lo restituisce alla madre, che in quell’istante riconosce finalmente che Elia è davvero un uomo di Dio e che la parola del Signore è verità.

A un livello più profondo, questi due episodi non parlano soltanto di miracoli, ma del destino umano. La vedova rappresenta l’umanità spogliata di ogni sicurezza; il figlio morto è l’uomo separato dalla vita divina. Il pane e l’olio che non vengono meno alludono a un nutrimento che va oltre il tempo.

Nel racconto moderno di Kung Fu Panda, apparentemente lontanissimo, il nucleo simbolico è identico. La celebre “zuppa dall’ingrediente segreto” si rivela priva di qualsiasi elemento speciale. Il vero segreto, come per la vedova di Sarepta, è che la vita nasce dal nulla accolto con fiducia.
(Parallelismo anagogico: non è l’accumulo a salvare, ma l’abbandono. L’olio che non si esaurisce e la zuppa “vuota” sono simboli della stessa verità: la pienezza scaturisce dal vuoto accolto con fede.)

Allo stesso modo, la resurrezione del bambino anticipa la promessa più grande: la vittoria di Dio sulla morte.

Questo schema narrativo risuona con forza anche ne Il Re Leone. Dopo la morte di Mufasa, Simba fugge in esilio: è simbolicamente “morto” per il suo regno e per la propria identità. La sua rinascita avviene solo quando accetta la propria vocazione, richiamato dalla voce trascendente del padre che gli parla dalle stelle. In queste immagini si apre uno sguardo sull’eternità, dove la fiducia totale, la fede e la devozione a Dio si trasformano in vita senza fine.

Le storie di Elia protagonista assoluto e profeta del vero Dio, contrapposto al re Acab, simbolo del sovrano empio e idolatra, illustrano un ampio ciclo tratto soprattutto dal Primo libro dei Re (cc. 17–22) e, per la conclusione, dal Secondo libro dei Re (c. 2).

Da non perdere anche il video su questa parte del pavimento, a cura di Crossmedia Group
https://www.youtube.com/watch?v=2RqSnXZbRyE

Digita hashtag #tarsieduomosiena2526 per trovare tutti i post di questa serie. Dovrebbe funzionare.

Mi auguro che, attraverso questi racconti volutamente provocatori e non convenzionali, sia possibile avvicinare un numero maggiore di persone alla bellezza, alla spiritualità e a una consapevolezza più profonda delle verità ultime e interiori dell’essere umano.

#annospirituale #camminointeriore #TrasformazioneSpirituale #ESAGONO #duomodisiena #pavimentodelduomo #arteespiritualità #iconografiabiblica #Elia #profetaelia #anticotestamento #Vedova #fede #fiducia #misericordia #provvidenza #preghiera #miracolo #resurrezione #vitaeterna #avvento #tempodiavvento #attesadelsignore #siccità #carestia #salvezza #speranza #eternità #silenzio #meditazione #spiritualità #artesacra #camminodifede #kungfupanda #ilreleone #simba #tarsieduomosiena2526

a cura di Fabio Rugi
Istruttore di Yoga e Pilates, Musicista, Ricercatore di Alchimia e Antiche Tradizioni, Informatico

fonti:
Marilena Caciorgna, Il Pavimento del Duomo di Siena
https://it.wikipedia.org/wiki/Pavimento_del_Duomo_di_Siena






Nessun commento:

Posta un commento

Grazie del commento! che sarà verificato prima di essere pubblicato. Ti risponderò appena possibile.

Yoga Terapia - Prescrizione Sociale e salute creativa nel Regno Unito

L'integrazione tra la medicina convenzionale e le pratiche olistiche sta vivendo un momento di profonda trasformazione nel Regno Unito, ...