lunedì 22 dicembre 2025

Spoiler Divini (3): Elia nel Duomo di Siena; come le storie popolari ci hanno sempre spiegato la Bibbia; un cammino di trasformazione interiore


Terza parte

Proseguiamo il nostro cammino all'interno del grande esagono nel pavimento del Duomo di Siena.
Se sei interessato a leggere le puntate precedenti cerca indietro nella mia bacheca o digita hashtag #tarsieduomosiena2526 per trovare tutti i post di questa serie. Dovrebbe funzionare.

Il pavimento del Duomo di Siena non è un semplice apparato decorativo: è una vera e propria mappa di salvezza dell’anima. Intarsiato nel marmo, parla a ciascuno di noi come un itinerario iniziatico, guidando il fedele verso l’altare attraverso narrazioni archetipiche.

Diciamocelo: per molti la Bibbia ha lo stesso fascino di un manuale di istruzioni scritto in aramaico. Eppure, tra le sue pagine si nascondono trame che anticipano storie popolari famose a tutti.

Eccoci quindi di nuovo davanti al grande esagono del pavimento del Duomo di Siena, collocato lungo il percorso che conduce all’altare, sotto la cupola, e alle storie del profeta Elia, profondamente in sintonia con il tempo dell’Avvento.

Ma le sue vicende, se lette con gli “occhiali giusti”, rivelano codici universali che Hollywood ricicla da sempre. Non si tratta di “fantasy”: questi indizi sono letteralmente scolpiti nel pavimento del Duomo di Siena.

La mia tesi è che tali narrazioni possiedano una struttura così primordiale , archetipica, da riecheggiare incessantemente nei secoli, riaffiorando nelle fiabe popolari e persino nei racconti moderni. Storie appartenenti a contesti culturali diversissimi, ma che riflettono tutte una medesima verità fondamentale. Procediamo dunque con i racconti di oggi.

Questa sezione del pavimento non è una semplice decorazione, ma una potente narrazione visiva che traduce in pietra il drammatico scontro tra il profeta Elia e il re idolatra Acab, come descritto nel primo libro dei Re. Le scene iniziali, in particolare i tre incontri che danno avvio alla vicenda, sono orchestrate con superba abilità registica. Esse non si limitano a illustrare il testo biblico, ma preparano sapientemente il terreno per il tema centrale dell'intera opera: la prova definitiva della fede, manifestata attraverso il potere del sacrificio divino.

1- L'Incontro tra Acab e Abdia: In una terra devastata dalla siccità, il corrotto Re Acab manda il suo fedele servitore in una missione disperata per salvare il bestiame. Non sa che il problema non è la terra, ma il suo cuore.

La prima scena stabilisce con efficacia il contesto di una profonda crisi spirituale e materiale. Il regno è afflitto da una siccità devastante, conseguenza diretta dell'empietà del suo sovrano. Qui Beccafumi introduce le due forze in campo: da un lato il potere terreno, corrotto e sterile, incarnato dal Re Acab; dall'altro la fede, silenziosa e nascosta, rappresentata dal suo maggiordomo Abdia, un uomo giusto costretto a servire un padrone indegno.

Nella losanga, Beccafumi ci immerge in un paesaggio desolato, scandito da alberi stecchiti che simboleggiano la terra inaridita. Le due figure dominano la composizione. A sinistra, Re Acab, con la mano destra alzata in un gesto di comando, ordina al suo maggiordomo di perlustrare il paese. La sua è una missione disperata e pragmatica: trovare erba sufficiente per salvare il bestiame dalla carestia che lui stesso ha provocato. Abdia, a destra, ascolta l'ordine, pronto a mettersi in cammino.

Il significato profondo di questa scena trascende il racconto. Acab è descritto nel testo biblico come "impiissimus, sacrilegus, idolatra", l'epitome del sovrano che ha tradito il suo Dio e il suo popolo, rendendo la terra infruttuosa. Abdia, al contrario, è un uomo "molto timorato di Dio", la cui fede non è passiva ma attiva. La sua rettitudine si manifesta in un atto di coraggiosa resistenza: come narra la Bibbia, "quando Gezabel mandava a morte i profeti del Signore, ne aveva nascosti cento in due grotte e li aveva sfamati". Il loro incontro rappresenta dunque il conflitto tra un potere corrotto, che cerca soluzioni materiali a un problema spirituale, e la speranza nascosta di una fede che opera silenziosamente nell'ombra, resistendo attivamente al male in attesa del momento giusto per rivelarsi.

Questo archetipo narrativo trova un'eco sorprendente in una delle storie più amate della cultura popolare: Il Re Leone. Re Acab, il cui regno è segnato dalla siccità e dalla carestia, può essere paragonato a Scar, l'usurpatore che ha sconvolto l'equilibrio delle Terre del Branco. Il suo fedele servitore Abdia ricorda Zazu, il maggiordomo leale ma impotente. Proprio come Scar invia Zazu in missioni futili per mantenere un'illusione di controllo, Acab manda Abdia a perlustrare una terra resa arida dalla sua stessa empietà, ignaro che il vero potere sta per manifestarsi altrove.

Con questo primo passo, la narrazione è avviata. Abdia si mette in cammino, ma il suo destino è di incontrare una figura di potere ben superiore a quella del re che serve.

2-Abdia e il Profeta Elia: Durante il suo cammino, il servo incontra in segreto il profeta Elia, l'unica vera speranza per un popolo che ha perso la via. È l'inizio della fine per il regno del tiranno! 

Questo secondo pannello segna un punto di svolta cruciale. È il momento in cui la resistenza nascosta e la fede silenziosa di Abdia entrano finalmente in contatto con il potere divino incarnato dal profeta Elia. L'incontro non è casuale, ma un segnale inequivocabile che il tempo dell'attesa è finito e che una sfida diretta all'ordine corrotto del re è ormai imminente.

Beccafumi crea una evidente continuità visiva con la scena precedente, mantenendo lo stesso paesaggio inaridito dalla carestia. La composizione è quasi speculare: Abdia, che avevamo lasciato sulla destra, è ora collocato a sinistra. Il suo linguaggio del corpo è completamente trasformato. Non è più il servitore che riceve un ordine, ma un devoto che riconosce una potenza superiore. L'artista lo raffigura in un atteggiamento riverente, prostrato con il volto a terra davanti alla figura imponente di Elia, come narra il testo biblico: "riconosciutolo, si prostrò con la faccia a terra".

L'atto di Abdia non è un gesto di semplice timore, ma di profondo riconoscimento. In Elia, egli non vede solo un uomo, ma l'autorità divina, il messaggero inviato a salvare Israele. Questo momento rappresenta l'istante in cui il vero servo di Dio riconosce la voce del suo Signore, un preludio alla salvezza. Nell'esegesi cristiana, Elia è una figura che prefigura sia Giovanni Battista sia Cristo stesso. La riverenza di Abdia, quindi, può essere letta come l'archetipo della fede che riconosce la venuta del salvatore e si sottomette alla sua volontà.

Questo incontro risuona con un archetipo narrativo profondamente radicato nelle fiabe e nei miti: l'incontro con l'eroe inatteso. La scena evoca il momento in cui un umile abitante di un villaggio oppresso incontra nel bosco un mago sotto mentite spoglie, come Merlino, o il re legittimo in esilio, come Aragorn. È l'incontro tra una persona comune che subisce un'ingiustizia e l'unica figura che possiede la conoscenza o il potere per ripristinare l'ordine. In quell'istante, come accade per Abdia, vi è un'immediata e istintiva presa di coscienza della straordinaria importanza di chi si ha di fronte.

Questo incontro è il catalizzatore che accende la miccia. Ora che il messaggero divino è apparso, lo scontro finale tra il profeta e il re diventa inevitabile.

3-Elia di Fronte ad Acab: La resa dei conti! Elia sfida apertamente il re e i suoi 450 falsi profeti sul Monte Carmelo. La proposta è audace: due altari, due sacrifici. Solo il vero Dio risponderà con il fuoco dal cielo!

La tensione accumulata nelle scene precedenti esplode in questo pannello centrale. Non assistiamo più a un dialogo segreto o a un ordine impartito nell'ombra, ma a un confronto pubblico e drammatico. Sul Monte Carmelo, la verità divina, incarnata da Elia, sfida apertamente la corruzione terrena di Acab, proponendo una prova di potere definitiva e inappellabile.

Nell'esagono centrale, Beccafumi orchestra un vero e proprio incontro-scontro. In primo piano, Elia e Acab si fronteggiano. Il profeta domina la scena con un atteggiamento imperioso, la mano destra alzata non più per impartire un ordine mondano, ma per lanciare una sfida divina. Intorno a loro si dispone una folla composita, formata dal popolo d'Israele e dai quattrocentocinquanta profeti di Baal. Sullo sfondo, sul Monte Carmelo, si intravedono già i due giovenchi destinati al duplice sacrificio che deciderà le sorti della contesa.

Al di là di potenti significato allegorici, la sfida sul Monte Carmelo è un classico duello di potere che trova un parallelo affascinante in un celebre scontro della fantasia: il duello di magia tra Merlino e Maga Magò ne La Spada nella Roccia della Disney. Sebbene il tono sia comico, la struttura di fondo è identica. Non è un combattimento di forza fisica, ma una contesa pubblica basata su regole precise, concepita per dimostrare chi possiede la vera "magia", ovvero il favore e il potere superiori. Entrambi gli scontri sono una lezione pubblica in cui l'inganno e la falsa potenza vengono sconfitti dalla sapienza e dalla verità.

Le tre scene dell'esagono di Beccafumi non sono episodi isolati, ma una trilogia narrativa attentamente costruita per generare un'inarrestabile crescita della tensione drammatica. L'artista ci guida con maestria da una crisi silenziosa e opprimente (la siccità e l'ordine di Acab), attraverso un incontro segreto carico di speranza (Abdia ed Elia), fino a una sfida pubblica e irrevocabile (il confronto sul Monte Carmelo). Questo crescendo narrativo, che si sposta dal privato al pubblico, dal nascosto al manifesto, prepara perfettamente lo spettatore al cuore tematico dell'intera opera: il sacrificio divino, l'unico atto capace di rivelare la verità, sconfiggere l'idolatria e, infine, riportare la pioggia purificatrice sulla terra.

Le storie di Elia protagonista assoluto e profeta del vero Dio, contrapposto al re Acab, simbolo del sovrano empio e idolatra,  illustrano un ampio ciclo tratto soprattutto dal Primo libro dei Re (cc. 17–22) e, per la conclusione, dal Secondo libro dei Re (c. 2). 

Da non perdere anche il video su questa parte del pavimento, a cura di Crossmedia Group.

https://www.youtube.com/watch?v=2RqSnXZbRyE

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Mi auguro che, attraverso questi racconti volutamente provocatori e non convenzionali, sia possibile avvicinare un numero maggiore di persone alla bellezza, alla spiritualità e a una consapevolezza più profonda delle verità ultime e interiori dell’essere umano.

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a cura di Fabio Rugi

Istruttore di Yoga e Pilates, Musicista, Ricercatore di Alchimia e Antiche Tradizioni, Informatico


fonti:

Marilena Caciorgna, Il Pavimento del Duomo di Siena 

https://it.wikipedia.org/wiki/Pavimento_del_Duomo_di_Siena




 









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