sabato 27 dicembre 2025

Spoiler Divini (4): Elia nel Duomo di Siena; come le storie popolari ci hanno sempre spiegato la Bibbia; un cammino di trasformazione interiore attraverso le tarsie

Quarta parte

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Proseguiamo il nostro cammino all'interno del grande esagono nel pavimento del Duomo di Siena.
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Il pavimento del Duomo di Siena non è un semplice apparato decorativo: è una vera e propria mappa di salvezza dell’anima. Intarsiato nel marmo, parla a ciascuno di noi come un itinerario iniziatico, guidando il fedele verso l’altare attraverso narrazioni archetipiche.

Diciamocelo: per molti la Bibbia ha lo stesso fascino di un manuale di istruzioni scritto in aramaico. Eppure, tra le sue pagine si nascondono trame che anticipano storie popolari famose a tutti.

Eccoci quindi di nuovo davanti al grande esagono del pavimento del Duomo di Siena, collocato lungo il percorso che conduce all’altare, sotto la cupola, e alle storie del profeta Elia, profondamente in sintonia con il tempo dell’Avvento.

Ma le sue vicende, se lette con gli “occhiali giusti”, rivelano codici universali che Hollywood ricicla da sempre. Non si tratta di “fantasy”: questi indizi sono letteralmente scolpiti nel pavimento del Duomo di Siena.

La mia tesi è che tali narrazioni possiedano una struttura così primordiale , archetipica, da riecheggiare incessantemente nei secoli, riaffiorando nelle fiabe popolari e persino nei racconti moderni. Storie appartenenti a contesti culturali diversissimi, ma che riflettono tutte una medesima verità fondamentale. Procediamo dunque con i racconti di oggi.

Questa sezione del pavimento non è una semplice decorazione, ma una potente narrazione visiva che traduce in pietra il drammatico scontro tra il profeta Elia e il re idolatra Acab, come descritto nel primo libro dei Re. Le scene iniziali, in particolare i tre incontri che danno avvio alla vicenda, sono orchestrate con superba abilità registica. Esse non si limitano a illustrare il testo biblico, ma preparano sapientemente il terreno per il tema centrale dell'intera opera: la prova definitiva della fede, manifestata attraverso il potere del sacrificio divino.

L’Urlo nel Silenzio: Il Dramma del Sacrificio Fallito di Beccafumi nel Duomo di Siena

La scena trae origine dal capitolo 18 del Primo Libro dei Re e segue la proposta di sfida lanciata dal profeta Elia: un duplice sacrificio per determinare, attraverso il fuoco divino, chi sia il vero Dio. Beccafumi immerge lo spettatore in un’atmosfera sospesa tra l'orrore e la tensione. Al centro della composizione si erge un altare "muto e inerte", attorno al quale si dispongono i quattrocentocinquanta sacerdoti di Baal in preda alla disperazione.

Mentre Elia li schernisce suggerendo che il loro dio possa essere addormentato o in viaggio, i sacerdoti entrano in un vero e proprio "furore profetico". L'artista senese rende visibile questa frenesia attraverso figure piegate in pose scomposte, impegnate in danze sfrenate e ferimenti inconsulti. Per tutto il giorno, invocano invano una risposta, arrivando a tagliarsi con spade e lance fino a grondare sangue, seguendo il loro costume rituale. La composizione contrappone la solenne monumentalità di alcune figure alla concitazione violenta di altre, sottolineando visivamente l’inutilità dei loro riti idolatrici.

Al di là del dato letterale, l'immagine è densa di significati spirituali che elevano il racconto a insegnamento spirituale universale. Essa rappresenta, prima di tutto, la vittoria della verità divina sull’inganno e sull'errore. Il fallimento dei sacerdoti non è solo un evento rituale, ma simboleggia l'impotenza dell'idolatria e la vacuità di chi disperde le proprie energie in false certezze.

In un senso più ampio, l’opera illustra un percorso di illuminazione spirituale: il sacrificio fallito anticipa la purificazione del popolo che avverrà attraverso la luce della vera fede. Beccafumi enfatizza questo concetto inserendo sullo sfondo una luminosità diffusa e piante rinverdite, simboli di speranza e rinnovamento che contrastano con il "nulla" del culto idolatrico. Inoltre, l'uso del termine "pseudopropheta" (falso profeta) nelle iscrizioni correlate suggerisce una coordinata ideologica precisa: la difesa dell'ortodossia contro le insidie delle eresie, che minacciano la vera religione come i sacerdoti di Baal minacciavano la fede d'Israele.

L'altare di Baal descritto da Beccafumi è come una scenografia teatrale maestosa ma priva di attori: per quanto il pubblico (i sacerdoti) urli e si agiti per far iniziare lo spettacolo, il sipario non si alzerà mai perché dietro non c'è alcuna realtà vivente, ma solo il vuoto di un'illusione. 

Questo potente concetto — il crollo della menzogna di fronte alla verità — trova una risonanza profonda nelle strutture delle fiabe classiche e delle storie popolari, dove l'inganno viene sistematicamente smascherato, nelle quali è comune il motivo dell'illusionista o dello stregone che fallisce nel dimostrare la propria potenza nel momento del bisogno. Questo fallimento è il parallelo esatto del "dio muto" di Baal: quando la vera prova arriva, il falso potere crolla, permettendo alla giustizia e alla verità di emergere attraverso un protettore divino o un eroe.


L'Epifania del Fuoco: Il Sacrificio di Elia nel Duomo di Siena

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La seconda scena si svolge in un’atmosfera di concitato stupore e intensa ammirazione. Dopo il fallimento dei profeti di Baal, Elia prepara il suo altare utilizzando dodici pietre, simbolo delle tribù dei figli di Giacobbe. Per dimostrare l'irresistibile potenza divina, il profeta ordina di versare per tre volte abbondante acqua sopra l'olocausto e la legna, fino a riempire il canale scavato intorno all'altare.

Al culmine della preghiera di Elia, avviene il prodigio: il fuoco del Signore scende dal cielo. Beccafumi immortala l’istante esatto in cui la fiammata divina consuma non solo la vittima, ma anche la legna, le pietre, la terra e prosciuga l'acqua del canale. La composizione spaziale è magistrale: in uno scenario scosceso, segnato da forti contrasti di luce e ombra, il senso di movimento è reso dalle figure dei due servi stramazzati a terra con le anfore rovesciate, i cui corpi richiamano la monumentalità michelangiolesca.

A un livello più profondo, l'immagine trascende la cronaca biblica per farsi veicolo di significati trascendenti. La didascalia che accompagna l'opera celebra l’epifania divina descrivendo il fuoco come "ignis celitus missus" (fuoco mandato dal cielo). Questo termine, nell'esegesi cristiana, non indica solo un fenomeno fisico, ma è una metafora dello Spirito Santo che scende per illuminare la realtà spirituale.

Il sacrificio di Elia è come un faro improvviso che squarcia una notte di nebbia: non ha bisogno di gridare per dimostrare la sua presenza; la sua sola luce annulla l'oscurità e rende visibile la via che prima era nascosta dal dubbio.

Il sacrificio di Elia assume una valenza tipologica fondamentale: il profeta è considerato una "figura dello stesso Cristo". In questo senso, il fuoco che discende sull'altare rappresenta il trionfo della Verità sull'errore e dell'ortodossia sull'eresia. Mentre i sacerdoti di Baal restano "muti e inerti" nel loro vuoto rituale, Elia manifesta la presenza del "Dio vivente", prefigurando la vittoria definitiva della luce divina sulle tenebre del peccato. L'atto di riparare l'altare del Signore simboleggia la restaurazione dell'ordine spirituale e il ritorno del popolo alla vera fede.

Il significato spirituale del "riconoscimento della verità" attraverso una prova impossibile trova echi profondi in storie popolari e cartoni animati, aiutando a comprendere il concetto di epifania; ne "La Spada nella Roccia (Disney)", innumerevoli cavalieri provano con la forza bruta a estrarre la spada, fallendo miseramente (proprio come i profeti di Baal con le loro danze disperate). Quando il giovane Semola, l'umile e "giusto" protagonista, tocca l'elsa, un raggio di luce divina lo avvolge e la spada si libera senza sforzo. Questo momento ha lo stesso valore del sacrificio di Elia: è la Verità che si manifesta da sé davanti a testimoni ammirati, rivelando chi sia il vero re scelto dal destino (o da Dio).

Ne "Il Re Leone", la terra di Simba, sotto il regno dell'usurpatore Scar, è inaridita e sterile. Solo quando il vero re riconosce la sua identità e sconfigge l'errore (Scar), il fuoco purificatore e la pioggia tornano a fecondare la terra. Come nel caso di Elia, la vittoria sulla menzogna permette alla Grazia (la pioggia/il fuoco divino) di tornare a scorrere nel mondo.


La Spada della Verità: Il Dramma del Torrente Cison nel Duomo di Siena

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Nella terza scena Beccafumi traduce visivamente il versetto biblico (1 Re 18,40) in cui Elia, dopo il trionfo del fuoco celeste, ordina: "Prendete i profeti di Baal: non ne sfugga neppure uno!". L’artista non si limita a una semplice illustrazione, ma immagina una vera e propria esecuzione multipla.

Sulla destra dell’esagono, si vedono i corpi degli adoratori degli idoli riversi sul greto sassoso del torrente Cison. La scena è concitata e violenta: i falsi profeti vengono lapidati, passati per le armi e finiti a bastonate. Un elemento di forte impatto è la partecipazione di un flusso ininterrotto di popolo, guidato da bambini scatenati che partecipano al linciaggio o forniscono le pietre per l'esecuzione. La composizione è dominata da un moto vorticoso che percorre una scena scoscesa e frastagliata, tipica del linguaggio drammatico di Beccafumi. In secondo piano, tuttavia, la tensione si scioglie: si scorge Elia in preghiera con il capo tra le ginocchia, mentre un fanciullo gli annuncia la vista di una "nuvoletta sorgente dal mare", segno dell'imminente fine della siccità.

Questa figura è come il colpo di spugna finale su una lavagna piena di errori: può sembrare un gesto brusco, ma è l'unico modo per poter scrivere di nuovo una storia pulita e vera.

Il profondo e trascendentale concetto della "rimozione del falso per il ritorno del bene" è un archetipo narrativo che ritroviamo in storie popolari e cartoni animati: nella versione classica di Cenerentola dei  Fratelli Grimm, le sorellastre tentano di ingannare il principe mutilando i propri piedi per farli entrare nella scarpetta (un "falso sacrificio"). Il loro smascheramento e la successiva punizione (nella versione dei Grimm vengono accecate dagli uccelli) rappresentano l'eliminazione dell'inganno che permette il trionfo della vera sposa/regina.

Da non perdere anche il video su questa parte del pavimento, a cura di Crossmedia Group.

https://www.youtube.com/watch?v=2RqSnXZbRyE

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Mi auguro che, attraverso questi racconti volutamente provocatori e non convenzionali, sia possibile avvicinare un numero maggiore di persone alla bellezza, alla spiritualità e a una consapevolezza più profonda delle verità ultime e interiori dell’essere umano.

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a cura di Fabio Rugi

Istruttore di Yoga e Pilates, Musicista, Ricercatore di Alchimia e Antiche Tradizioni, Informatico


fonti:

Marilena Caciorgna, Il Pavimento del Duomo di Siena 

https://it.wikipedia.org/wiki/Pavimento_del_Duomo_di_Siena




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